Help Marketing per aiutare le aziende: intervista a Rachele Zinzocchi

Help Marketing per aiutare le aziende: intervista a Rachele Zinzocchi

Rachele Zinzocchi

Riconosciuta da LinkedIn nella Top 5 dei Most Engaged and Influencer Marketers per l’Italia. Social Care Devoted e Utility & YoUtility Devoted, teorizza un nuovo modello di business, un nuovo marketing come Help-Marketing: di cui va predicando con passione il verbo in convegni, workshop, webinar, masterclass, corsi di formazione, docenze e, ancora, articoli, ricerche e libri. Una missione: aiutare aziende e persone ad aiutare, essere utili, per avere successo nel business e nella vita. Firma la rubrica settimanale #SocialCare su TechEconomy.

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Quante volte parliamo di content marketing e lo definiamo un modello per aiutare la tua realtà a imporsi sul web? Quante volte, inoltre, affrontiamo questo percorso attraverso l’inbound marketing? In ogni caso la soluzione è simile: dobbiamo trovare una chiave di lettura per aumentare il fatturato.

Non si sfugge a questa regola, questo settore ha un unico scopo. Uno scopo sacrosanto. Ma a volte ci sono delle prospettive che ti permettono di ottenere il risultato attraverso strade differenti. Magari anche grazie al concetto di help marketing, non credi? Per chiarirti le idee voglio dare la parola a chi se ne intende, a una persona che lavora da anni nel settore del social media marketing: Rachele Zinzocchi.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Filosofa nel DNA, sono Digital Strategy R&D Consultant, Public Speaker, Coach, Autrice. Molto meglio di tante diciture e job title, a definirmi è la mia mission. È riportata a chiare lettere anche sul mio sito – anteprima, al suo debutto online ufficiale a brevissimo – nonché sul mio profilo LinkedIn: “Helping You Help & Be Useful To Succeed in Business & Life”. Aiutarti a essere utile a te stesso e agli altri per aver successo, nel business come nella vita.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Con 100 € sul conto corrente e una Mamma – l’Amore della mia vita, che è e sarà sempre con me anche se non più visibile agli occhi – di cui prendersi cura in ogni senso, come una figlia. Tutto ciò dopo una carriera accademica con ogni lode possibile – laurea in Filosofia Teoretica alla Normale di Pisa, Master in Direzione del Personale e Organizzazione, studi all’estero – e una appena iniziata attività da libera professionista. Alias precaria come giornalista, dal grande stipendio di 200-300€ al mese!

Inizi dunque tutt’altro che semplici. Lacrime e sangue, direi. Come tutta la mia vita è stata. Sempre con la forza, però, di quello che è il mio pregio e difetto più grande: non arrendermi mai. Cogliere, anzi, ogni sfida come opportunità di crescita: ogni crisi come situazione da gestire, cui sopravvivere. E da cui, soprattutto, rinascere.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Mi verrebbe da dirti al volo freelance o, più in generale, libera professionista, consulente. Magari imprenditrice. Questa è almeno, senza dubbio, la mia vocazione. Mai sono riuscita a farmi venire la mentalità della dipendente nel senso – lasciami dire – un po’ negativo del termine.

Il concetto del sedermi su una poltrona, per quanto comoda, non fa parte di me: e neppure lottare, spargere le famose lacrime e sangue, solo per 8 ore al giorno e poi tornare a casa.

Nemmeno da dipendente ho mai conosciuto weekend, festa comandata, mezzanotte o alba. Ciò vale tanto per me quanto più adesso: sento l’urgenza di portare avanti con l’anima, cuore e tutta me stessa il mio progetto: quello appunto ben sintetizzato nel concetto di Help Marketing.

 

Che cos’è? Beh, definendomi io Social Care Devoted, Utility & YoUtility Devoted. Dopo 15 anni di esperienza nel settore – rielaborata in strategie ogni volta testate sul campo, messe alla prova nella loro effettiva proficuità e così via via perfezionate – non potevo che teorizzare ciò che io chiamo il nuovo modello di business, un nuovo marketing inteso come Help Marketing.

Vuoi vendere? Aiuta, in hashtag #SellHelp. ROI è responsabilità, fiducia, una missione: aiutare aziende e persone a essere utili per avere successo negli affari, come nella vita.

Come inizia la tua giornata?

Alle 4 e mezza del mattino. E non perché vada a letto presto. Vorrei poterti dire: “A me 4 ore di sonno bastano e avanzano”. Nella realtà è così. Certo, almeno un 6 ore non è che mi dispiacerebbero. Lavoro troppo, però. E non c’è ora migliore dell’alba (o della notte) per iniziare la giornata col piede giusto. Un’ora persa al mattino non la recuperi più. Insomma, a me gli articoli dei vari guru americani sulla Morning Routine fanno un baffo.

SMM e gestione della community: come si incontrano?

Social media manager è colui che comunica il messaggio del suo brand o di sé come brand al proprio network. Per questo coinvolge, si prende cura uno a uno dei suoi contatti-amici in rete.

E lo fa perché resilientemente sa bene che, in un periodo di crisi come il nostro, il ROI nel social media marketing e nel nostro esserci online (non solo oggi) è responsabilità: è un fatto di cuore.

Sta nella responsabilità di un brand o di una persona. Nel quanto tu metta in gioco il cuore e tutto te stesso per aiutare, soddisfare al meglio le esigenze del tuo cliente-amico. In nome di questo principio: sono utile, dunque vendo. Sono in grado di offrirti – consigliarti, farti consigliare – un prodotto o servizio che davvero ti sia utile in quella tua emergenza?

Sì? Bene. Allora certo mi seguirai, comprerai da me. E ben farai. Un far bene soldi che fa soldi bene, fare soldi facendo del bene. Fare del bene facendo soldi: fare l’utile con l’utilità.

Il ruolo dello storytelling nel social media marketing?

Lo storytelling è essenziale, ma da reinterpretare nell’ottica di un passaggio dal raccontare all’aiutare: non un semplice Just Do It, ma un I Help To Do It. Non un semplice “Ti racconto una storia”, ma te la racconto prendendoti per mano. E il cammino lo facciamo insieme: per far vivere a te in primis, ma anche a me, una Customer Experience memorabile.

Perché un’azienda dovrebbe puntare sui social?

Già dal 2009 sono solita ripetere: Social Ergo Sum, o sei social o non sei. Social Network, Social Media – direi meglio il digitale in generale – costituiscono l’orizzonte mentale, le categorie attraverso cui pensiamo, ci esprimiamo, parliamo, dialoghiamo col mondo.

Pensare oggi di poterne prescindere equivale a un ostinato permanere in era preistorica: noi viviamo e siamo il nostro smartphone, il nostro tablet o smartwatch, le nostre app.

Già un secolo fa il filosofo tedesco Martin Heidegger sintetizzava questa nuova era come epoca della scienza e della tecnica. Attenzione però: non basta essere su social. Tutto sta nel come ci sei. Mai farsi guidare da improvvisazione o impreparazione, mai restare senza formazione: mai sbarcarci con il puro fine di piantar la bandierina e stop. Esserci, ed esserci bene: questo il vero must per un’azienda.

Un consiglio pratico, un’idea, una scoperta

Una scoperta? Quella dell’acqua calda: Digitale, Internet, Rete, Web, Social Network, Social Media non sono strumenti buoni o cattivi in sé, ma tali in base all’uso che se ne fa. Come un martello: utilizzabile per il bene, per appenderci un chiodo, o per il male. Per uccidere qualcuno.

Non con entità astratte e superiori abbiamo a che fare, ma con mezzi potenzialmente proficui anche e proprio a scopo educativo. Peccato, però, che l’uso fattone sinora si sia rivelato spesso pessimo.

L’idea sta, di conseguenza, in una presa di coscienza. Oggi è un’emergenza sociale, un dovere morale e civico: c’è bisogno di un’Educazione Digitale che sia reale cambiamento nel profondo, dalle basi della società, della cultura, dell’informazione, della scuola. Per genitori e figli. È quello che sto cercando di fare nel mio piccolo in queste settimane: col Progetto #Digital #Education.

 

Un Corso di Formazione di Educazione Digitale (per iscrizioni http://www.educazionedigitale.info/frutto di un’elaborazione triennale, ideato ed elaborato come format nazionale, che vedrà il suo debutto sabato 17 dicembre a Milano, nella sede di TIM Space. Per aiutare ad acquisire e far acquisire competenze e mezzi, nuove attitudini mentali e abitudini pratiche per un uso intelligente, sicuro, proficuo del digitale.

Per imparare ad aiutarci nel digitale e grazie al digitale, agli strumenti che, se ben usati, offre. Per vivere un digitale utile, etico, usato bene per il bene, che così sprigionerà la sua utilità e proficuità per la vita nostra e dei nostri figli.

Ecco perché questa scoperta, quest’idea ti cambierà la vita. Ed ecco perché il consiglio pratico non può che essere: vieni con noi al corso. Sii protagonista del cambiamento fin dalla sua prima tappa. Io ci ho messo la faccia. Ora metticela anche tu.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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