Global Connectivity Index: l’Italia deve puntare sulla banda larga

Global Connectivity Index: l’Italia deve puntare sulla banda larga
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Un tipico difetto della comunicazione italiana: guardare solo il lato negativo, solo i difetti del nostro paese. Certo, ce ne sono. Guarda il settore digitale: abbiamo profonde lacune nel settore scolastico, nella cultura giornalistica, nell’universo eCommerce. Il problema ha radici culturali, ma molto dipende anche (e soprattutto) dalla banda larga.

Ovvero da quelle tecnologie che permettono un ampio passaggio di informazioni attraverso la connessione internet. Questa condizione è essenziale per ottenere uno sviluppo del settore digitale, per fare in modo che internet non sia solo uno strumento ludico e virtuale, ma una tecnologia capace di integrarsi nella vita quotidiana.

Ed è proprio questo il quadro lasciato dalla ricerca Global Connectivity Index della Huawei: in Italia ci sono buone possibilità di sviluppo ma c’è bisogno di investire sulle leve più importanti: in primo luogo sulla banda larga, fondamentale anche per la diffusione degli smartphone. Quest’ultimo punto è particolarmente interessante dato che in Italia c’è una buona penetrazione delle tecnologie mobile. Basta dare uno sguardo a queste slide per avere dei dati chiari.

Gli utenti attivi da mobile che si connettono a internet sono oltre 25 milioni sui quasi 37 che corrispondono al numero totale di persone che adottano le tecnologie della rete. Tempo medio trascorso ad accedere a internet da dispositivi mobile? Oltre due ore al giorno. Sono numeri importanti, che portano a una riflessione.

Ma qual è il posto dell’Italia in questa classifica?

Purtroppo il Global Connectivity Index relega l’Italia in uno scalino piuttosto basso, ovvero al diciottesimo posto su cinquanta nazioni prese in esame per quanto concerne il rapporto tra investimenti e risultati nel settore ICT. Un risultato che tiene conto di diversi fattori: il già citato rapporto tra potenzialità e banda larga ancora da ampliare, l’adozione delle tecnologie cloud e di data center che potrebbero trasformare oggettivamente lo scenario nazionale grazie all’investimento di nuovi partner ICT.

Global Connectivity Index: banda larga vuol dire crescita

Ai primi posti di queste classifiche troviamo Cina e Stati Uniti. Quest’ultimo è il risultato che ha investito di più nel settore. D’altro canto i numeri che vengono estrapolati da questa ricerca sono chiari e lasciano ai responsabili dello studio al possibilità di rilasciare dichiarazioni chiare: “Investment in global connectivity has a direct and tangible impact on economic growth and performance”.

Gli investimenti che riguardano la connettività, il libero passaggio di informazione a una velocità sempre maggiore, hanno risultati diretti sulla crescita economica dei paesi. Soprattutto per le economie mature: tutte le nazioni che rispondono a questi criteri hanno ottenuto ottimi risultati.

Quindi? Cosa deve fare l’Italia?

Investire. Sembra scontato, eppure questa è la soluzione ideale. Ma non investire in un’unica direzione: deve monitorare la spesa. Come suggerisce anche il report, gli investimenti devono essere effettuati con un’ottica di riguardo nei confronti della monetizzazione. Detto in altre parole, il digitale deve monetizzare. Deve creare ricchezza, prodotti e servizi di valore.

Per fare questo c’è bisogno di banda larga per fare in modo che la conenssione sia sempre affidabile e potente anche sul mobile: “Mature economies such as the United States and United Kingdom have over 60% mobile subscribers as mobile broadband users”.

Anche il cloud rappresenta una chiave importante per lo sviluppo digitale di un paese come l’Italia. Lavoro, leisure, economia, turismo: tutto può essere migliorato attraverso questa tecnologia, ogni settore della nostra vita. Ma anche in questo caso c’è un freno evidente: gli investimenti tecnologici. Per lavorare sul cloud hai bisogno di datacenter e adeguate prestazioni di rete.

La tua opinione qual è?

Tutto questo rappresenta il futuro. E lo scenario è piuttosto chiaro anche se di difficile attuazione: l’Agenda Digitale Italiana zoppica, l’attuazione dei punti programmatici risulta sempre carente, al vertice dell’AGID continuano i cambi di vertice: qual è la tua opinione? L’Italia riuscirà a seguire la ricetta indicata dalla Huawei per sfruttare le nuove ICT? Lascia la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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