Tra web e giornalismo online: intervista a Cristina Maccarrone

Tra web e giornalismo online: intervista a Cristina Maccarrone

Cristina Maccarrone

Giornalista, blogger, community manager e tanto altro. Con due passioni: raccontare le persone e le loro storie. D'innovazione, ma anche di vita vissuta, cambiata, stravolta. Appassionata di mondo del lavoro, è stata anche direttore e co-founder di un giornale freepress e online, Walk on Job, e scrive per varie testate e blog aziendali: Centodieci di Mediolanum, 6sicuro, Milano Weekend, Market Revolution, Nuvola del Lavoro di Corriere.it etc. oltre a collaborare con la Rete Cowo e varie aziende. Ha scritto per Vanity Fair e Yahoo! Finanza. Ama il mare, la Sicilia, Milano, andare in bici, leggere, chiacchierare e fare domande. Non sempre in quest'ordine.

Giornalismo online, la grande sfida dei contenuti e della scrittura che si smarca dalla carta stampata. Una carta che diventa digitale e permette al lettore di rielaborare un modello che, a volte, fa fatica a seguire il ritmo delle novità e delle soluzioni messe a disposizione del web. Ma non è sempre così.

Ci sono molti giornalisti che lavorano con e per il web. Si muovono in ogni direzione, sfruttano tutte le sfumature dei social e del web writing in modo da interconnettere la vecchia scuola giornalistica con le necessità, le esigenze e le risorse offerte dalla rete. In che modo? Chiediamolo a Cristina Maccarrone.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono una giornalista ma anche una blogger, content specialist, social media manager e addetta stampa nata in Sicilia ma felicemente trapiantata a Milano, città che adoro. La mia passione è il mondo del lavoro in tutte le sue forme: ne scrivo su varie testate online e blog aziendali parlando sia di contratti sia di come cambia il mondo del lavoro, analizzandone le evoluzioni, le professioni, i nuovi modi di collaborare, interagire e tanto altro.

Una passione che, insieme a quella per il mondo dell’economia, è nata quando sono diventata direttore responsabile a 32 anni di Walk on Job, free press e testata online dedicata al mondo del lavoro e università, diffusa negli atenei ma non solo. Scrivo anche di arte per Milano Weekend dove curo una rubrica settimanale, in questo caso sono tornata a un amore universitario.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Ho sempre voluto fare la giornalista, anzi l’ho deciso in terza media quando scartai l’idea di fare l’insegnante o la scrittrice (sebbene non escluda possa diventarlo), ma la vera prima esperienza fu lo stage a Il Tirreno a Pontedera (Pisa) dopo un master a Roma e a seguito della laurea in Lettere a Messina.

L’ho voluto con tutte le forze ed era pure ben pagato. In quella bella esperienza, con Fabrizio Brancoli che ora è vicedirettore del giornale e Luca Daddi, caposervizio sempre a Pontedera, imparai tanto: a fare un attacco, a gestire le fonti, a intervistare la gente in strada, a ricavare notizie. Ricordo, però, che per scrivere un articolo ci mettevo un giorno.

Ma la vera scuola fu il Giornale di Sicilia, regione dove tornai e fui corrispondente locale della provincia jonica messinese con redazione di riferimento a Palermo perché l’ufficio di Messina era stato chiuso anni prima. Praticamente ero io a proporre gli articoli e io a conoscere il luogo meglio dei miei capi.

Scrissi anche di cronaca nera sperimentando tutta la forza del locale: il barista che ti dà le informazioni, la gente che ti chiama a casa, i pianti che ti fai quando muore qualcuno che conoscevi. Poi Roma con alcune esperienze non troppo significative e infine Milano che mi ha dato Walk on Job, Vanity Fair con cui ho collaborato, Yahoo! Finanza ecc. E anche l’esperienza in azienda come community manager, social media manager e communication specialist.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Grazie per la domanda perché, avendole fatte entrambe, penso di poter rispondere con cognizione di causa. Direi “dipende” che poi è la risposta preferita nel marketing. Per quanto mi riguarda, credo di rendere meglio come freelance perché quell’aggettivo “free” si adatta bene a quello che sono: ho bisogno di cambiare spazio (lavoro spesso nei coworking), fare cose nuove e appassionarmi.

Così come ho bisogno di dire dei no senza pensare che da quello potrà dipendere la mia carriera. Di contro, lavorare in azienda mi ha dato tanto e ha dato tanto alla me giornalista che si occupa di lavoro.

Ho conosciuto da vicino dinamiche e processi aziendali, iter, come vengono gestiti budget, persone esterne e tanto altro oltre a vedere quanto i lavoratori sappiano poco dei loro diritti. Tutto questo mi è servito come freelance: scrivo di lavoro e conosco piccole realtà così come medie.

Come e quando hai preso il tesserino?

Grazie al lavoro con il Giornale di Sicilia iniziato nel 2003. Sono pubblicista dal 2006, avrei potuto anche diventare professionista solo che a un certo punto, lavorando in azienda, ho pensato che sarebbe stato meglio restare pubblicista. Un giornalista professionista in teoria non dovrebbe fare altro che il giornalista sebbene di fatto spesso non è così. Non so se me ne pentirò ma va bene così: in fondo come pubblicista puoi dirigere un giornale, cosa che ho fatto e spero di tornare a fare.

Giornalismo online: cosa significa per te?

Ormai praticamente tutto: scrivo solo online, continuando ad amare la carta stampata. L’online mi ha permesso di farmi una reputation sul mondo del lavoro e altri argomenti affini di cui scrivo. Vengo contattata per questo e senza Internet non sarebbe stato così. È un bel mondo quello del giornalismo online perché dà grande potere anche ai lettori.

In passato dovevano scrivere a un giornale per commentare, avere una rettifica o anche proporre un argomento. Adesso il lettore è al centro o meglio è maggiormente coinvolto. Inoltre, il giornalismo online permette di citare direttamente le fonti e rimandare a quella determinata ricerca, a quel determinato documento, di scaricarselo e altro ancora.

O di fare inchieste a più puntate che si collegano benissimo tra di loro come sta facendo Rosy Battaglia, mia amica, per AGI che, per altro, come agenzia giornalistica, si sta dimostrando evoluta nel cogliere le potenzialità del web. Certo, se devo leggere paginoni alla Internazionale compro il giornale.

Credo poi che per il giornalismo online sia un buon periodo: il problema è che bisogna compensare i minori introiti pubblicitari rispetto alla carta e pensare a varie formule di abbonamento altrimenti non sempre si può garantire la qualità ai lettori. Ed è un peccato.

Quali sono le differenze tra blogging e giornalismo?

Quanto al lettore e al volere rispondere ai suoi dubbi e alle sue domande, probabilmente nessuna. Il giornalismo però presuppone, visto anche il codice deontologico che c’è dietro, la Carta dei Doveri e quella di Treviso (per citarne alcune) che il giornalista sia sempre rispettoso verso le sue fonti, sia imparziale e tratti quello di cui parla per informare. Per questo hanno tantissimo peso le fonti.

La ricerca per confezionare un articolo può durare settimane, ma anche mesi ed è il suo bello, quella parte d’indagine fa sì che il vero lavoro giornalistico inizi molto prima quando una tesi trova conferma o viene smentita o addirittura si scoprono cose che non si immaginavano. Conosco colleghi che mi dicono che preferiscono quella parte allo scrivere ed è comprensibile.

Il giornalista ha il privilegio di scoprire per prima qualcosa o un aspetto di qualcosa o far vedere una certa cosa sotto un’altra luce. Il blogger è uno che sperimenta tanto, tantissimo e di solito conosce il web meglio di un giornalista, magari è più bravo a utilizzare dei tool, a trovarne di nuovi, resta sempre molto aggiornato mentre a volte i giornalisti sono meno partecipi.

 

Però la scrittura di un post è meno laboriosa sia perché a volte un post parte da un’opinione personale, sia perché va incontro alle intenzioni di ricerca dell’utente e il blogger sa che se vuole che il suo articolo sia letto e sia di utilità deve rispondere ad alcune di queste. Il giornalista invece parla di qualcosa di nuovo (d’altra parte miriamo tutti allo scoop o almeno provarci), ma può anche fare giornalismo di servizio, utile, utilissimo come quello che facciamo con Milano Weekend o anche su 6sicuro.

In sintesi, credo che le differenze siano nella parte di preparazione di uno scritto, nel trattare le fonti che nell’articolo è sempre bene mettere (ci deve essere un qualcosa non perché l’ha detto il giornalista, ma qualcuno di “autorevole”) e anche nell’essere più oggettivo possibile.

Sebbene questo non voglia dire che il giornalista non ci mette molto del suo o non parli mai in prima persona, da questo punto di vista c’è stata un’evoluzione rispetto a quando non si firmavano i pezzi. Poi c’è differenza nel linguaggio: il blogger dà sempre del tu e usa spesso l’io, il giornalista dà quasi sempre del voi e usa spesso il noi. Infatti quando passo da giornalista a blogger devo ricordarmi di farlo.

I giornalisti devono imparare a scrivere per il web?

Alcuni sì, perché è un mondo diverso da quello della carta stampata, il rapporto è costante e diretto e sul web tutti più che leggere, scannerizziamo quello che vediamo. Quindi più H2, H3, grassetti, citazioni ecc anche negli articoli cosa che, se ci fate caso, i giornali online fanno davvero poco. Anzi, c’è ancora il “brutto vizio” di mettere online ciò che è andato sulla carta.

Cosa significa, ad esempio, scrivere un titolo? Attrarre il lettore e informarlo allo stesso tempo. Il titolo per un giornalista, online o cartaceo, non dovrebbe mai essere farlocco e fuorviante rispetto al contenuto. Sintetica, vera, efficace: così per me deve essere una headline.

Un consiglio pratico che cambierà la vita del lettore

Puntare, in questo mare magnum di contenuti, sulla selezione e sulla content curation. Se davvero il lettore si vuole informare è bene usare un’app come Pocket per salvare gli articoli di interesse e leggerli quando ha davvero tempo e voglia e su Twitter farsi le liste di persone da seguire e gli argomenti che trattano. O ancora salvarsi i link su Facebook, è fondamentale per avere davvero delle conoscenze e saperle tirare fuori in contesti come quello lavorativo.

Oppure usare Instapaper che permette di salvare gli articoli di interesse e visualizzarli su qualsiasi device anche offline o saved.io che fa creare anche delle liste. Un consiglio che vale sia per il lettore che per chi vuole fare il giornalista: è sempre bene leggere tanto e informarsi davvero. Il lettore ha poi un grande potere, checché se ne dica: quello di scegliere le proprie fonti e grazie ai social avere anche un rapporto personale con esse, ma deve metterlo in atto senza inventare scuse come “Non ho tempo”.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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