Evoluzione del digital advertising nel 2016

Evoluzione del digital advertising nel 2016
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Sempre più digital: potrebbe essere questo il motto del 2016 quando parliamo di advertising.

E in parte potrebbe essere questo il modo per sintetizzare gli ultimi dati resi noti da Nielsen. La nota de Il Sole 24 Ore è chiara: “Il digitale crescerebbe dell’8,9% per il periodo gennaio – novembre 2015″. Questi dati confermano il passaggio positivo indicato già a novembre e che suggeriva una crescita costante dopo un periodo di flessione rispetto all’anno precedente.

Il settore che, invece, continua a perdere quota è quello dei quotidiani. Le stime Nielsen, infatti, registrano un mese di novembre a -13,4% e terminano gli 11 mesi del 2015 a -7,3%. Stesso discorso vale per i periodici in perdita del 2,6%. Un digitale, quindi, che continua a crescere ma non abbastanza da scalzare i grandi trend della pubblicità.

Dove ruotano questi grandi trend?

Risposta scontata e deludente (per me): intorno alla televisione. Nel novembre 2015 gli investimenti pubblicitari verso la televisione crescono del 5,4%, e rispetto al grande evento dell’Expo la televisione ha raccolto il maggior numero di introiti e investimenti pubblicitari.

pubblicità online e in televisione

Da questo quadro, quindi, emerge un digital advertising sempre nel filone positivo. Ma che non è ancora pronto a scalzare le grandi forze della televisione italiana. E che fa leva su due grandi settori: il mobile e il video advertising. Per avere un’idea di questo trend devi guardare il grafico che trovi nel prossimo paragrafo.

Leggi anche questo: la pubblicità sul web copre il 26,5% degli investimenti.

Come evolve la dieta mediatica

Da questa nuova ricerca Nielsen emerge che il campione americano continua a creare la propria dieta mediatica prendendo contenuti da varie fonti. Il settore più interessante è quello che attraversa un ventaglio ampio che possiamo sintetizzare sotto la voce “adulti”. Cosa puoi notare?

Ok, la televisione domina sempre. Poi c’è lo smartphone che addirittura supera l’uso del personal computer: i contenuti arrivano dal telefonino, e i Millennials gestiscono con grande disinvoltura questa tendenza. O la subiscono, dipende dai punti di vista: “The Nielsen’s third-quarter 2015 Comparable Metrics Report points out that Millennials spend almost 12 hours a week on their smartphones, up 18% over the second quarter”.

Come evolve la dieta mediatica

C’è un continuo rimando tra le abitudini degli individui e l’offerta mediale. Contenuti e supporto dialogano per offrire all’individuo la migliore esperienza possibile. Anche nel campo dell’advertising, perché dalla prospettiva inbound marketing anche la pubblicità è contenuto.

La pubblicità si muove verso le persone, cerca di intercettare i gusti degli individui: la tendenza è di sfuggire alla crisi dell’advertising tradizionale. Quello che inonda una pagina web con banner di ogni misura e che interrompe il flusso dei contenuti. Soprattutto, cerca di raggiungere il target nel miglior modo possibile, e questo comporta un grande investimento nel digital display.

Abbandonare la search?

Come suggerisce questa ricerca di eMarketer, nel settore della pubblicità online ci sarà un’evoluzione: il digital display supererà la search advertising (in USA) per la prima volta nella storia. Detto in altre parole, gli inserzionisti sono disposti a dare maggior fiducia a pubblicità sui social, sponsorizzazioni e native advertising. E indovina qual è una delle categorie più acclamate?

advertising

I video. Questa sarà una fetta consistente della spesa pubblicitaria digitale nel 2016. La percentuale raggiungerà, almeno secondo le previsioni, la quota del 14,3%. Un dato interessante se confrontato con il 12,8 % nel 2015. La crescita dei contenuti multimediali sarà guidata da una continua adozione di formati pubblicitari outstream, e anche il settore video diventerà un punto di forza dell’advertising.

In questo scenario, però, si impone il mobile. Le previsioni sono rosee per chi ha deciso di lavorare e puntare in questo settore. Il grafico di Nielsen mostra un settore mobile in continua ascesa, e una grande propensione all’investimento da parte degli inserzionisti. Che, d’altro canto, seguono il pubblico.

All’interno del settore display, che sembra avere la meglio nei confronti della search, i video hanno una buona fetta degli investimenti (che aumenta di anno in anno). La differenza tra search e display nel corso degli anni tende ad ampliarsi a favore della seconda, mentre gli investimenti desktop rischiano di essere messi in secondo piano.

Da leggere: crescono gli investimenti nel settore native advertising.

Sono leggi scritte nella roccia?

No, sono previsioni che si basano su ricerche effettuate in contesti differenti dal nostro. Sono dati da leggere e interpretare con cautela: servono a definire degli scenari. Servono anche a suggerire possibili evoluzioni per il tuo business. Tu, ad esempio, come ti muovi?

Stai già seguendo questo filone? Hai già iniziato a sfruttare il mobile e il video advertising per promuovere al tua attività online? Secondo te la search advertising subirà una flessione? Il mio punto di vista: una digital strategy deve avere sotto controllo tutte le possibilità, dalla search alla display advertising. Senza trascurare strade e soluzioni a priori.

Sei d’accordo?

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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