9 errori da evitare prima di aprire un blog aziendale

9 errori da evitare prima di aprire un blog aziendale
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Il blog aziendale può essere uno strumento decisivo per fare content marketing. Non è l’unico e non puoi contare solo su questa soluzione. Anzi, in qualche caso conviene investire in altre risorse. Ma è innegabile che una buona attività editoriale può aiutare a innescare il processo di inbound marketing.

Ovvero permetti al tuo brand di raggiungere le persone giuste nel momento in cui hanno bisogno di te. Niente interruzione pubblicitaria, basta con i banner e i pop up che interrompono il flusso di informazione: ora sei tu a rispondere alle necessità della tua audience. E a portarle verso le landing page, risorse pensate per trasformare il lettore in cliente.

Sembra facile tutto questo, vero? Apro un blog, inizio a scrivere e ottengo buoni risultati. In realtà la logica definita in questo passaggio viene minata da infiniti ostacoli, spesso veri e propri scogli che possono mandare a rotoli i tuoi progetti. Molto, però, può essere risolto prima ancora di iniziare a scrivere. Qualche esempio? Ecco 10 errori da evitare prima di aprire un blog aziendale.

Iniziare senza un’analisi e una strategia

Ovvero le fondamenta di ogni buona attività di web marketing. Prima di aprire un blog devi avere un piano editoriale capace di elencare gli obiettivi, e di descrivere il target di riferimento. Con una mappatura dei contenuti utili per ottenere determinati risultati. Senza un discorso del genere è difficile, veramente difficile, procedere nel migliore dei modi.

O meglio, pubblichi alla cieca. Può funzionare, certo, ma il fallimento è dietro l’angolo. Questo vale anche nel caso in cui sorvoli l’analisi della concorrenza e del contesto. Vuoi creare un blog per descrivere il funzionamento delle turbine: può avere successo? Forse le persone interessate all’acquisto di queste strutture devono essere raggiunte in un modo diverso, ma puoi ottenere buoni risultati in termini di branding. Magari lavorando sul brand storytelling. Come vedi tutto dipende da analisi e strategia. Anche il blog aziendale.

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Non leggere le recensioni del template

Spesso ti lasci ingannare dall’estetica e carichi un tema WordPress pessimo. Incapace di rispondere alle necessità tecniche. Magari è responsive, questo ormai è un dato imprescindibile. Ma è pesante, carica una serie di elementi inutili e porta diverse complicazioni. Magari anche in termini di ottimizzazione per i motori di ricerca. Non a caso esistono diversi temi SEO friendly. Il mio suggerimento: fare una ricerca online prima di scaricare e montare un tema. Se molte persone si lamentano forse devi pensarci 2 volte.

Sorvolare sul calendario editoriale

Chiaro, hai la tua strategia ma adesso la devi mettere in pratica. Devi iniziare a scrivere. Prima c’è il momento della pianificazione: devi creare un calendario editoriale. Un documento per definire quando, come e perché pubblicare gli articoli. Soprattutto uno strumento per affrontare il tuo topic.

Cornerstone content, pillar article, articoli specifici: affrontano un argomento in modo diverso, dal generale al particolare. Sono sempre più attenti al dettaglio e permettono di generare un buon lavoro di link interni. Ma devono essere organizzati dal primo giorno. Ecco perché non puoi iniziare a lavorare sul blog aziendale senza un buon calendario editoriale.

Puntare su un topic verticale

Prima di iniziare un blog – bada, questo è un consiglio prezioso – devi farti questa domanda: il mio progetto ha un futuro? Spesso i blog troppo verticali, basati su un argomento iper-specifico, rischiano la fine prematura. Sei mesi e via, senza possibilità di appello. Il piano editoriale serve anche a questo, a capire i possibili sviluppi del blog ed eventuali sbocchi per arricchire topic troppo striminziti.

Risparmiare sull’hosting

Brutta mossa, sul serio. Risparmiare sull’hosting vuol dire destinare il tuo blog aziendale a continui malfunzionamenti, errori, problemi di caricamento. Senza dimenticare che i dischi SSD su un server migliorano le prestazioni, e di conseguenza il tempo di caricamento della pagina web. Che è un fattore di posizionamento per Google, ma prima ancora è una buona regola da rispettare per accogliere i lettori nel miglior modo possibile. Quindi ti lascio un consiglio: non fare economia proprio sull’hosting.

Scegliere un sottodominio per il blog

Questo è uno dei punti più dibattuti: meglio caricare il blog in un sottodominio (blog.miodominio.it) o in una directory (www.miodominio.it/blog)? Molti SEO hanno affrontato il tema ma la combinazione è semplice: Google dà più rilievo al blog quando si trova in una directory.

Search engines keep different metrics for domains than they do for subdomains, so even though Google itself has stated that — from a ranking perspective — content in subdomains and subdirectories is treated roughly equally, it’s still recommended that webmasters place link-worthy content like blogs in subfolders rather than subdomains (i.e. www.example.com/blog/ rather than blog.example.com).

Anche se Matt Cutts ha detto che le soluzioni sono più o meno simili, i test svolti da Moz sono chiari in merito. Se puoi iniziare un blog aziendale da zero punta su una cartella e non su un dominio di terzo livello. Per maggiori informazioni c’è il video di Rand che chiarisce il tutto.

Bypassare la keyword research

Avere una keyword research approfondita vuol dire capire quali sono gli interessi del pubblico, e dividere le ricerche informazionali da quelle transazionali per destinare alle varie esigenze determinate risorse: le landing page puntano verso le query commerciali, gli articoli del blog si concentrano sulle richieste di nozioni, spiegazioni e informazioni. Ecco perché l’analisi delle parole chiave diventa decisiva.

Snobbare la community

Insieme all’analisi della concorrenza (che puoi fare con questi tool di benchmark) è utile studiare la community di riferimento. Non devi essere superiore, non devi snobbare il pubblico pensando che saranno loro a cercarti. Non lo faranno perché c’è tanta concorrenza, ci sono fonti differenti. Se vuoi guadagnarti il favore della platea devi sporcarti le mani: intavola discussioni, crea contenuti dalle domande del pubblico e renditi disponibile.

Ignorare le tassonomie del blog

Hai la fortuna di iniziare un blog aziendale da zero e cosa fai? Aggiungi categorie a caso e abbondi con i tag perché da qualche parte hai letto che queste risorse aiutano a posizionare il blog per determinate parole chiave. Tutto falso, le tassonomie sono sezioni del blog che raccolgono ciò che pubblichi. E che possono essere ottimizzate fin dal primo giorno di attività. Ecco i passaggi indispensabili dal mio punto di vista:

  1. Inserisci una tassonomia quando hai già gli articoli da inserire.
  2. Usa la keyword research per capire cosa creare.
  3. Ogni articolo ha una categoria e due o tre tag.
  4. Ottimizza le tassonomie per la SEO.
  5. Non sovrapporre le tassonomie con nomi e significati simili.

Quest’ultimo punto è importante. Creare una categoria webwriting e un tag scrittura online (o scrittura sul web, web writing…) è completamente inutile. Anzi, crei contenuti duplicati perché gli articoli che verranno archiviati nella categoria saranno inseriti anche nei tag. Questo non è il massimo per Google e per le persone, ma una pianificazione ti permette di evitare problemi.

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Tu hai evitato questi errori?

O magari ne hai fatti altri? Il dubbio è sempre dietro l’angolo, in un attimo puoi ritrovarti con un danno. Sotto un certo punto di vista non esiste una soluzione. Nel senso che la gestione di un blog aziendale porta, in un modo o in un altro, di fronte a qualche rogna da risolvere. Però ne puoi evitare molte se lavori su questi punti. Sei d’accordo? Vuoi aggiungere qualcosa alla lista? Lascio a  te la parola.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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