Enrico Flaccovio, editoria con il “Web In Testa”

Enrico Flaccovio, editoria con il “Web In Testa”

Enrico Flaccovio

Nasce producer, cresce creativo e istintivamente diventa editore e responsabile della comunicazione nell'azienda in cui adesso lavora. Dall'adolescenza coltiva la passione per il blues e la pesca. Ha ancora un vecchio Nokia ma si riscatta con un iPad da cui non si separa mai.

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Ci sono settori che hanno accusato con forza l’arrivo – e l’accelerazione – del web 2.0. Uno di questi è l’editoria. Le case editrici fanno una gran fatica a resistere, i colossi online fagocitano tutto e per i piccoli la vita è dura. Veramente dura. Oppure no. Dipende tutto dalla tua abilità, dal tuo essere parte del cambiamento.

Questa è la differenza: non contro il cambiamento. Puoi sconfiggere il mare? Puoi importi sulla sua forza? No. Stessa cosa vale in questo caso: i mutamenti dettati dall’evolversi  (spesso sconclusionato e incomprensibile) della rete non possono essere combattuti. Ma devono essere assecondati. Proprio come ha fatto Enrico Flaccovio, mente e anima della collana Web In Testa.

Chi sei e di cosa ti occupi?
Enrico Flaccovio, 34 anni, produco libri tecnico-scientifici in Dario Flaccovio Editore. Ma non l’avevo previsto. Nel 2001 mi sono diplomato allo IED di Milano come audio-video producer. Ho fatto mille lavori. Il più divertente è stato portare tramezzini e wrap con un motorino nei mega-uffici del centro di Milano. Pranzi a domicilio. Ho visitato postproduzioni di videogame, i lussuosi corridoi di Chanel, agenzie di modelle in cui ho perso gli occhi diverse volte, studi fotografici, atelier di stilisti.

Iniziava a piovere alle 11, appena montavo sul motorino, e finiva alle 16 quando lo posavo. Questo ha forgiato la mia resistenza all’acqua e il mio essere incredibilmente stoico. Un anno molto formativo, perché mi sono imbattuto nella logistica e l’ho saputa domare, e anno fondamentale, perché uno degli ultimi pranzi lo portai farcito di curriculum in una casa di produzione pubblicitaria in cui poi ho lavorato come montatore video per molti anni.

Montavo show-reel, casting, ricerche d’immagini, ero un grafico da strapazzo che andava a birra e Led Zeppelin. Ero l’ultimo chiodo del carro e amavo esserlo perché nel mio regno ero un re che se la spassava alla grande. Stanco del mondo pubblicitario, troppo dopato per i miei gusti, e dopo un tentativo di società con un amico che è risultato nemico, ho beccato un lavoro come commesso interinale nella Libreria Mondadori del Centro Vulcano di Sesto San Giovanni.

È stata l’anticamera dell’editoria ma ancora non lo sapevo. Sono tornato a Palermo dopo un anno in Mondadori e quasi dieci a Milano. Tornai per motivi privati, tra cui (questo posso dirlo) gravi problemi di salute di mio padre, ad oggi risolti.

Enrico Flaccovio Web In Testa

Racconta ai lettori come hai iniziato
Dal basso. Quando sono entrato nella casa editrice dei miei, m’avevano promesso posizione d’eccellenza e stipendio stellare. Ho chiesto il minimo e di lavorare come grafico. Mi sono messo dalla parte dei dipendenti perché ero abituato a stare da quella parte. D’altronde era ciò che c’era scritto nella mia carta d’identità: Grafico.

Ho dialogato per un paio d’anni con tutti i settori (editing, composizione, grafica, tipografie) finché ho capito cosa c’era che non andava e ho cambiato il modus operandi dell’azienda. Senza accorgermene avevo preso le redini della produzione editoriale e iniziavo a creare i miei titoli come editore. Un processo del tutto graduale e naturale. Oggi sulla carta d’identità c’è scritto Editore ma sto ancora dalla parte dei dipendenti.

Come inizia la tua giornata?
A volte sono mattiniero, più spesso non riesco a staccarmi dal letto. Sono un accanito bevitore di tè ma, se non riesco ad alzarmi, arriva per magia un caffè da una mano santa: Alessia Vinci. Oltre che mia compagna di vita, è grafica della Flaccovio ed è in azienda da molti più anni di me. E se sono rimasto è in parte merito suo, perché quando sono arrivato ero un cavallo pazzo: lei mi ha sedato e mi ha aperto gli occhi.

Ora viviamo in una specie di bolla editoriale, un Matrix in cui al posto dei numerini verdi piovono libricini multicolore. Ed è meraviglioso. Tornando al risveglio, mentre Ale raddrizza ogni stortura della casa, io finalmente bipede zoppico al computer e controllo per prima cosa le notifiche sulla Pagina Facebook della Dario Flaccovio Editore. Controllo la pianificazione dei post o, se non c’è, la pianifico.

Ho un rapporto viscerale con la Pagina Facebook perché metà del customer care l’ho dirottato lì e non mi piace far aspettare. E poi mi diverto di brutto, non affiderei la mia Pagina a nessuno al di fuori di me. Dopo tutte le normali operazioni mattutine, ritorno al mio portatile e passo in rassegna tutti i Social, principalmente Facebook, LinkedIn e Twitter. Tra i topic che ho categorizzato su Facebook e Feedly, panoramico rapidamente su quello che succede. A quel punto sono le 8.30 e posso andare in casa editrice.

Lavori nell’editoria. Sei un editore. Cosa significa lavorare in un mondo digitale?
Spessissimo penso «E se domani bloccassero Internet?». Siamo nell’era delle notifiche, del cloud, del possesso non possesso e questo stravolge un po’ quella che era la vita calma e serafica che c’era in casa editrice. Ma è anche l’era delle analisi in page, del social recruiting e listening, degli eBook che abbattono le barriere spazio-temporali.

Il digitale è un abito difficile da indossare ma terribilmente fico. Significa grandi sforzi: non puoi correre senza la giusta preparazione atletica. Il mondo digitale è un mondo veloce. Ecco sento la continua necessità di essere allenato, sempre digitalmente informa per correre in modo efficace nel Web.

Sempre sul mondo digitale. Quali novità ha portato alla produzione, distribuzione e dal punto di vista commerciale e di marketing?
Il monitoraggio e l’ascolto dell’utenza. Oggi si deve basare tutto sull’esperienza del cliente. Proprio ieri spiegavo a un amico che è inutile creare una app solo per vendere prodotti: dovresti dare ad esempio al cliente la possibilità di interagire con gli altri acquirenti, creando un forum, un mini-social legato ad ogni singolo prodotto aperto solo a chi lo ha acquistato, così allevierai il customer care e nel frattempo potrai fare listening.

Operazioni che anni fa erano impossibili in editoria (o possibili in tempi molto molto lunghi) adesso in pochi minuti sono flash di incredibile precisione: analisi SEO per calibrare il titolo di un libro, analisi di mercato per evitare di produrre cloni, ricerca d’immagini efficaci, l’invio del pdf in stampa senza cianografica.

Il digitale è un additivo per creare il libro perfetto nel minor tempo possibile. Se devo parlare di Distribuzione e Commerciale, ribadisco il concetto: monitoraggio. Ma in questo caso per identificare prevalentemente errori. Il Marketing è una parola che ho sempre odiato, preferisco dire Comunicazione. A quattordici anni andavo ad aiutare in magazzino per etichettare e plastificare 100.000 cataloghi da inviare stagionalmente ai nostri clienti. Oggi in un paio di click comunichiamo a migliaia di persone.

Qual è la tua strategia di comunicazione aziendale nel mercato online? E quella del tuo settore?
Premetto che il mio settore va identificato con il cosiddetto Tecnico: libri per professionisti. Quello che vedo fare ai grandi hub editoriali che operano in questo settore è utilizzare il libro come specchietto per allodole: il loro mercato è più legato ad abbonamenti di riviste e corsi di formazione professionale.

I competitor della neonata collana Web Book invece hanno puntato sugli studenti e, anche lì, non vedo grandi strategie di comunicazione legate al libro in sé. Hanno altri mercati. Il cappello del logo Web Book è spiegato dalla citazione di Jung: “Cambiare cappello significa cambiare idee”, mettersi nuove idee in testa. Contenuti. La Dario Flaccovio Editore vive di libri e punta da sempre tutto sui contenuti e sulle persone contenute dell’azienda.

Enrico Flaccovio

 

Nel 2015/16 ho deciso di puntare in modo molto marcato sul blogging perché mi consente calore sul Social, posizionamento su motore di ricerca e consolidamento della clientela. Quindi mi permette di mostrare ancora di più il lato umano dell’azienda e i contenuti di cui è capace. La prima regola che mi sono imposto quando ho capito cosa vuol dire fare blogging è “non sei un telegiornale, non devi fare notizie, devi dare contenuti utili e anche dilettevoli, devi far percepire che dietro al blog c’è una persona”. Il blog mi permette di essere lì, accanto al lettore, di abbracciarlo a distanza di chilometri, di scherzarci, come se fossimo in libreria e stessimo parlando del più e del meno.

Se il cliente vuole un libro sulle strutture in legno, gli chiederei «per case sull’albero o per staccionate da saltare?» un utente qualunque mi prenderebbe per pazzo, un ingegnere strutturista sorriderebbe e mi racconterebbe di quando ha costruito una palafitta a dieci anni. Ascolto chi mi ascolta. Ecco, uso Blogging e Social per esorcizzare la vendita, perché davvero la cosa che mi interessa di più è ascoltare meglio il mio cliente. Conoscerlo davvero.

L’economia digitale può aiutare i nostri imprenditori ad emergere in un contesto globale?
Sicuramente sì ma non sempre. Secondo me bisogna capire quanto si è digitali, quanto si ha bisogno del digitale e quanto si è in grado di digitalizzarsi. Altrimenti si rischia di inquinare ulteriormente il Web. Occorre prima di tutto una sana educazione alla cultura digitale. Lavoro proprio per sanare questa falla. Occhio, nella falla mi ci metto anch’io…

La tua azienda fra 10 anni?
In un edificio off grid, immerso in un agrumeto in piena città. Il mio sogno. Tra dieci anni sicuramente wearable e eBook avranno completamente rivoluzionato il mondo dell’editoria. Forse ci saranno gli occhiali Kindle per leggere, chissà. I professionisti avranno sempre bisogno dei contenuti di cui sono capace e quindi sarò lì a schivare proiettili di carta nel mio Martix.

Considerando la tua esperienza, un consiglio ai futuri imprenditori digitali?
Specializzatevi ma leggete libri di cultura trasversale rispetto al vostro ruolo. Non per coltivare tuttologia ma per migliorare il vostro dialogo con settori paralleli al vostro.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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