Digital marketing e strategia online: intervista a Luigi Ferrara

Digital marketing e strategia online: intervista a Luigi Ferrara

Luigi Ferrara

Digital marketing strategist, in cerca di nuove avventure lavorative dopo 7 anni passati tra la blogosfera italiana e l'agenzia. Consumatore accanito di libri e serie tv, alterna lampi di genio a tuoni di stupidità.

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Sai perché è importante partire sempre da una strategia? Il digital marketing non è improvvisazione, non si basa sulla capacità del singolo di raggiungere determinati obiettivi senza una guida. Dal content marketing allo storytelling fino al digital PR: questi sono i tasselli di un puzzle che non può essere improvvisato. Deve essere guidato e gestito.

Ecco perché le interviste delle eccellenze digitali italiane devono approfondire l’argomento e andare oltre le semplici professioni. Abbiamo intervistato esperti SEO, social media manager, copywriter, esperti di email marketing e di visual storytelling. Oggi vogliamo leggere le parole di chi si occupa della strategia digitale, chi mette insieme i pezzi: oggi intervistiamo Luigi Ferrara.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono Luigi Ferrara, ho 28 anni anche se sembro più grande, e sono un digital strategist in cerca d’autore (nel senso che sono in cerca di nuove avventure lavorative). Al momento sto seguendo alcuni progetti come freelance.

Racconta ai lettori come hai iniziato

In realtà ho iniziato un po’ per caso, quando frequentavo ancora l’Università: dopo un seminario sul digital marketing e le potenzialità dei nuovi media (all’epoca li chiamavano ancora così) decisi di provare.

Volevo vedere se ero portato. Così mi trovai davanti un mondo tutto nuovo da esplorare. Dalla redazione di un magazine online che si occupa di marketing, innovazione e digital allo stage in agenzia il passo è breve. Da lì ormai sono passati quasi 10 anni.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Su questo sono preparato solo in parte, nel senso che ho quasi sempre lavorato come dipendente. Prima in una redazione, poi in agenzia, e solo di recente sto sperimentando la vita da freelance. Come tutte le cose credo abbiano entrambe i lati positivi e negativi: da freelance sicuramente c’è più autonomia.

Ma c’è anche una maggiore insicurezza. Ti confesso che (per ora almeno) preferisco la vita di agenzia e le dinamiche di lavoro che si svolgono costantemente in team, ma è una questione molto soggettiva.

Come inizia la tua giornata?

In piedi intorno alle 7.30 (senza puntare sveglie, però), colazione sostanziosa e lettura del feed di Twitter, che trovo sia il miglior modo per avere una panoramica generale della giornata: fatti salienti, novità del settore, notizie interessanti. Poi controllo la posta e apro la lista dei task quotidiani.

Digital strategy: tutto inizia da questo?

Partiamo dalla premessa che una digital strategy valida rappresenta un percorso e raccoglie una serie di linee guida da seguire, uno strumento per mettere un po’ di ordine nel caos. Per questo, probabilmente tutto inizia ancora prima, e la strategia diventa solo un primo punto di arrivo.

L’inizio è la valutazione del portato valoriale di brand/azienda, dei suoi punti di forza e dei punti di debolezza. Difficilmente ho trovato situazioni in cui era tutto da buttare e rifare da zero, c’era sempre almeno un elemento da valorizzare e mettere al centro delle azioni future (la value proposition).

E anche quando non c’è, o comunque non è evidente, si può sempre trovarlo con l’aiuto di professionisti competenti. A volte un’analisi ben eseguita della situazione corrente è fondamentale, può spianare la strada a quella che sarà la vera e propria digital strategy.

La strategia ha la funzione di definire come impiegare le risorse disponibili in funzione degli obiettivi che si vogliono raggiungere, quindi senza definire bene questi ultimi è naturale che diventi tutto più difficile.

SEO, contenuti o social: come si uniscono questi punti?

Si uniscono col buon senso, secondo me. Con un orientamento alla generazione di valore per tutti, non solo per il brand o per i destinatari della comunicazione, tenendo sempre presente, però, che quello che funziona in un caso può non funzionare in altri casi e viceversa. Il marketing non è una scienza esatta: si prova, si riprova, a volte si sbaglia e si corregge.

Il marketing digitale, essendo in continua mutazione, è ancora più incerto. Quindi bisogna anche tenersi sempre aggiornati. Bisogna essere sempre pronti a effettuare modifiche in corso d’opera, come una modalità beta continua, ma senza esagerare, si capisce.

È fondamentale considerare l’ecosistema in cui vive il brand e agire di conseguenza: non serve aprire decine di canali se non si ha valore da aggiungere, tanto vale continuare a usare bene quelli già presenti.

Storytelling: come si inserisce in questo percorso?

Lo storytelling è un’arma potentissima, a patto che sia utilizzato nel modo corretto. Ho la sensazione che si abusi un po’ del termine negli ultimi tempi, sembra che si possa fare qualunque cosa in nome dello storytelling. Non è sufficiente raccontare una storia in modo coinvolgente, ma bisogna renderla speciale aggiungendo degli elementi distintivi.

Solo allora si potrà emozionare chi ascolta, incuriosirlo, portarlo a informarsi. È un po’ come costruire la propria personale leggenda, e come tutte le leggende dovrebbe avere un fondo di verità.

A livello strategico, avere una storia da raccontare diventa ancora più importante, perché facilita il ruolo delle azioni di marketing, che di fatto hanno il compito di assicurarsi che il messaggio possa raggiungere il pubblico giusto. Mi permetto di lanciare anche una piccola provocazione: lo storytelling non è obbligatorio, non l’ha prescritto il dottore. Se non si ha niente di interessante da dire, meglio restare in silenzio.

Perché un’azienda deve puntare sul digital marketing?

Siamo alle porte del 2017, c’è ancora qualcuno che non ha considerato di puntare sul digital marketing? Non è la panacea di tutti i mali né una bacchetta magica che fa aumentare il fatturato all’improvviso

Il digital marketing è un universo sconfinato (e sempre in espansione) di strumenti utili per farsi conoscere e recapitare i messaggi alle persone più adatte. Nelle giuste mani può diventare la carta vincente, ma è opportuno tener presente che non può fare miracoli se alla base c’è poca sostanza.

Un consiglio pratico che cambierà la vita del lettore

Sembrerà banale, ma ho l’impressione che stiamo perdendo di vista l’idea che non si può piacere a tutti. Ci sarà sempre qualcuno che la pensa diversamente da noi, o a cui magari stiamo solo antipatici, e tante volte ci verrà comunicato in maniera forte, distruttiva se vogliamo. Ecco, in questi casi, prendiamola con filosofia, perché fa parte del gioco.

Si parla sempre più di bolle informative causate dalla selettività degli algoritmi che ci mostrano solo le notizie che vogliamo vedere. È verissimo, e l’errore più grande che possiamo fare è restare nella bolla, circondati solo da gente con cui andiamo d’accordo, respingendo le critiche senza prima cercare di capire cosa vogliono dirci: tante volte dietro le parole forti si nasconde un insegnamento prezioso che può servirci a lavorare su noi stessi e migliorare.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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