Dall’inbound al social media marketing: intervista a Silvia Signoretti

Dall’inbound al social media marketing: intervista a Silvia Signoretti

Silvia Signoretti

Brand and Web Marketing Manager per Leotron sas, proprietaria dei marchi Mercatopoli e Baby Bazar. Oltre trent’anni di parole, racconti, dialoghi, logorroiche conversazioni con gli altri e con me stessa. Web marketing lover, appassionata di dinamiche di comunicazione e delle strategie di marketing, sempre alla ricerca di nuove soluzioni e possibilità. Curiosa di tutto, specie quando si parla del mio ambito lavorativo, sono estremamente convinta che con l’avvento di internet le possibilità di generare strategie di sviluppo per un business si siano centuplicate e che per questo non si debba smettere mai di imparare, applicare, testare.Foto di Nicola Maccagnani.

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Quante volte ho affrontato il tema inbound marketing? E quante volte ho citato il social media marketing, lo storytelling, il digital PR? Sono strumenti, tool da utilizzare al momento giusto. Ma spesso mi trovo di fronte a questa domanda: “Come e perché utilizzare questi strumenti nella realtà aziendale? Chi li usa?”. Risposta apparentemente semplice: le aziende.

Le aziende sfruttano questi strumenti per ottenere risultati. E solo quando lavori nel migliore modo possibile puoi intravedere risultati tangibili. Oggi ho puntato tutto su questo binomio: la scelta e l’uso degli strumenti giusti all’interno di una realtà aziendale avviata. Oggi l’intervista è tutta per Silvia Signoretti.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao a tutti, mi chiamo Silvia Signoretti, sono nata a Verona e ho 34 anni. Attualmente il mio ruolo è quello di Brand and Web Marketing Manager di Leotron, software house specializzata nello sviluppo di gestionali per il mondo dell’usato e proprietaria dei più noti marchi in franchising Mercatopoli e Baby Bazar, che si occupano rispettivamente di articoli di seconda mano generalisti e per l’infanzia.

In realtà sono una mente in fermento, curo la comunicazione aziendale e le pubbliche relazioni di Leotron, facendo da spalla a quello che è stato il mio mentore in questo settore, Alessandro Giuliani.

Come sei entrata nel gruppo Leotron?

Beh, la mia storia con Leotron non è fatta né di curricula inviati né di candidature aperte. Posso dire che è fatta di relazioni o i benpensanti commenteranno? In sostanza ho conosciuto fortuitamente Silvia Dal Corso, la mia attuale collega al marketing di Leotron, a un corso di formazione sulla leadership al femminile a cui non dovevo partecipare. Eravamo le uniche trentenni. Abbiamo fatto conoscenza e le ho proposto di conoscere l’agenzia per cui lavoravo.

L’incontro è stato fatto, ho conosciuto Alessandro Giuliani e il mondo dell’usato, che per me era veramente ignoto, al tempo. Ho curato le PR per loro per qualche tempo, poi ho preso altre strade e ho continuato a seguire Alessandro sui social. È diventato una fonte di ispirazione per formarmi nel web marketing e ampliare le mie competenze nella comunicazione online.

Tre anni fa mi ha invitata a bere un caffè e mi ha detto: ci sarebbe una posizione in Leotron che vorrei ricoprissi tu, che ne dici? Un ex collega me l’aveva gufata, in effetti, già in agenzia: “prima o poi lavorerai con Alessandro”. Si chiudeva l’esperienza in un’altra azienda. Ho detto di sì. E così è cominciata questa avventura.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Bella domanda. Appellarsi al 5° emendamento non è possibile, vero? Ho fatto molti lavori nella mia vita, tra cui anche i primi co.co.co. che avevano tanto la forma del lavoro da freelance: poche tutele, tante ore, molte mai pagate.

Oggi sono in azienda. Secondo me sarebbe tempo di sfatare questo mito che chi è dipendente vive in area di comfort, guadagna un botto e ha un sacco di benefit e chi è freelance non li ha. Se si lavora con passione, come dico nel mio blog, che differenza fa? L’importante è che se ti guardi allo specchio tu sappia chi sei e cosa fai e, magari, che a conti fatti tu senta e sappia che ne vale la pena.

L’evoluzione della specie porterà a mansioni sempre più simili a quella del libero professionista, soprattutto per le aree di concetto, quelle in cui si applica la creatività e la mente. Io attualmente mi sveglio alle 6.00, arrivo in ufficio tra le 7.30 e le 8.00, faccio – alle volte – una pausa pranzo di massimo un’ora ed esco tra le 19.30 e le 20.00.

Dal lunedì al venerdì? Non direi. Internet non lo spegni la sera o nel weekend.

Per questo rispondo alle email anche il sabato e la domenica, mando risposte registrandole su WhatsApp o Messenger alle blogger che gestiscono alcune delle nostre community dal bagno del ristorante il sabato sera, giusto perché faccio prima coi dettati vocali e scrivere a tavola non mi pare elegante per i miei commensali.

Non faccio molte ferie perché rimarrei troppo indietro e se non fosse per le mie ovaie che dopo una particolare operazione mi mettono ko saltuariamente, sarei una di quelle che manco la malattia vede di buon occhio.

Questa sono io, dipendente, e lo faccio con passione, perché mi piace. Sono fortunata? Da un certo punto di vista credo di sì, ma come ti dicevo all’inizio ognuno deve fare i conti con la propria fortuna, le proprie attitudini e la propria felicità. A questo punto mi avvalgo di una mossa un po’ politica e lascio quindi in sospeso la valutazione tra freelance e azienda. Esiste davvero qualcosa che sia meglio di ciò che amiamo fare?

Lavorare nel mondo dei social: cosa significa per te?

Lavorare nel mondo dei social, croce e delizia! Io credo sinceramente di avere una forma di patologia che un giorno verrà curata, sai?

Parlo seriamente. Quando ti immergi in questo mondo e ne scopri il potenziale di comunicazione e business, soprattutto se sei come me, che sono passionale di natura, non puoi esimerti dal sentirti coinvolto e pensare ogni giorno a nuove possibilità. Io non credo che ci sia stata mai un’epoca di cambiamenti così repentini nella storia, un periodo di così tanti stimoli continui.

Per me lavorare nel mondo dei social significa non fermarsi mai. E non è solo perché chi si ferma è perduto. È una questione di consapevolezza dei propri limiti e del proprio continuo bisogno di aggiornarsi.

Questa consapevolezza è bellissima soprattutto se ti puoi confrontare con professionisti capaci e sempre sul pezzo, con cui puoi discutere di tutte le novità e cercare di capire come poterle sfruttare (ne cito una su tutte, senza la quale farei davvero poca strada, Valentina Vellucci).

Certo, questo può creare una forma di ansia da prestazione, quella sensazione di irrisolto e insoddisfazione che potrebbe in qualche modo demoralizzarti.

Come si fa a star dietro a tutto? Io sto facendo pian piano pace con questa cosa, imparando l’importanza di confrontarmi e chiedere. Il vero valore di questo mondo è che non ci sono maestri, ma tante bellissime esperienze di vita. Scoprire che ci si può confrontare offline, poi, è la vera ricchezza.

Ho conosciuto persone meravigliose, davvero. Lavorare nel mondo del web marketing mi fa sentire davvero fortunata. Non vorrei lavoro diverso, oggi.

Basta condividere o devi anche creare contenuti?

Creo, penso, ideo, tanto che la mia omonima ogni tanto mi fa da freno. Sono stata dotata di una mente particolarmente creativa (quel benedetto ascendente in sagittario…). Mi piace prendere spunti, osservare, capire ciò che avviene all’esterno, non solo fra i nostri competitor, ovunque.

Oggi grazie a internet è possibile cogliere possibilità praticamente dappertutto. Basta avere la mente aperta e, come dicevo prima, sapersi confrontare. Condividere è importante, specie in una realtà come quella in cui opero.

I contenuti li creo se necessario, ma spesso faccio la mente e mi avvalgo di bravissime braccia – che è veramente sminuente definire solo così, perché sono molto di più -, che collaborano con noi ormai da qualche tempo e sono persone e professionisti veramente preziosi.

Perché ti dicevo che è importante condividere? Beh, ricordo ancora la prima esperienza a Mercatopoli Bologna Porto, Mercatopoli Bussolengo e Mercatopoli Villa Guardia, quando gestivo le PR per Leotron. Diciamo che non è che fossi molto ispirata dall’usato, insomma.

Ricordo che era il periodo di Natale e che comprai un presepe. Ce l’ho ancora. Da allora ho comprato di tutto, specie scarpe (che ci posso fare, so’ donna!). Trovo che l’usato dia delle possibilità fantastiche. Condividere quindi non basta, se fai questo lavoro.

A mio avviso devi “vivere”. In realtà non è nemmeno una novità dell’era di internet, a pensarci bene, è solo una cosa che si è persa nel tempo. Oggi i dipendenti si vergognano a condividere i contenuti delle loro aziende eppure potrebbero essere loro i primi testimonial.

Mia mamma e mia zia hanno lavorato come operaie nel settore alimentare, l’una nelle carni, l’altra nel dolciario. Io a casa loro non ho mai visto cibo della concorrenza. Se fai questo lavoro devi quindi condividere, ma anche vivere. E se vivi i contenuti li crei per forza.

Inbound marketing: cosa significa per l’azienda nella quale lavori?

L’inbound marketing è ed è stato il cuore di Leotron. Alessandro è un imprenditore illuminato che ha saputo cogliere le possibilità del web fin dalla sua nascita. Ancora oggi Google ci segue perché, oltre a essere partner (come azienda per i nostri clienti, non come agenzia), siamo stati fra i primi in Italia ad aprire un account.

Io ovviamente al tempo non c’ero ancora.

La guida di Alessandro però c’era eccome ed è proprio attraverso i lettori di questo manuale per aprire un mercatino dell’usato che arrivano i primi contatti in azienda, sia per i software che per affiliarsi a Mercatopoli o a Baby Bazar. Oggi stiamo lavorando alla strutturazione di un funnel più specifico per intercettare i nostri clienti, ma l’autorevolezza che Alessandro si è creato nel settore è indubbia.

Ciò ha scatenato una serie di reazioni a catena, tra cui interviste, presenze televisive, coinvolgimenti in convegni o studi scientifici sul settore. Alessandro aveva cominciato a fare Inbound Marketing prima ancora che avesse un nome. Oggi, che ce l’ha, significa ancora di più. Stiamo sviscerandone la teoria, visto che è stata finalmente “organizzata” per rivedere il nostro percorso e migliorarlo in vista delle strategie e degli obiettivi futuri.

Ovviamente l’email marketing è uno dei primi progetti che stiamo implementando per migliorarci in questo.

E quel corso che prima ti citavo, finanziato e supportato dalla Regione Veneto attraverso Formaset, ne è un esempio: abbiamo creato il primo corso per diventare professionisti del riuso mettendo in campo l’esperienza dell’azienda e i professionisti che vi operano. Il corso ha avuto due edizioni under 29 e ne partirà a gennaio una over 30. Più lead nurturing di così…

Perché un’azienda dovrebbe investire nell’SMM?

Social Media Marketing. Questo sconosciuto. Mi chiedo spesso se sia davvero una scienza. Io credo che esista il Web Marketing, che fa parte di azioni di Marketing di più ampio respiro. I social sono uno strumento, non una vera scienza. Troppa evoluzione. Troppa singolarità dei casi.

Ora dirò un’eresia: io credo che un’azienda non dovrebbe affatto investire nel SMM. Io credo che per prima cosa un’azienda, specie quelle italiane, che spesso mancano del comparto marketing, dovrebbe investire in una buona figura che curi questo comparto.

E si badi bene, perché l’ho visto con i miei occhi, non un ufficio commerciale – o, peggio, un direttore commerciale – che fa anche marketing, tantomeno la segreteria di direzione che fa il marketing perché è la parte divertente della giornata (sì, ho sentito e visto anche questo). Un’azienda dovrebbe avere una figura che faccia quello che è deputato al marketing: la mente.

Una mente con varie competenze, è chiaro, che sia aperta, capace di aggiornarsi costantemente e in grado di avvalersi di collaboratori fidati e capaci.

Perché la mente dovrebbe aver chiari gli obiettivi dell’azienda e in base a quelli impostare il piano marketing, che si svilupperà, se necessario, anche attraverso gli investimenti in SMM. Investire, così, solo perché lo fanno tutti e – permettetemi – a cazzum (come amo dire), non serve a nessuno, soprattutto a chi lavora nel mio settore.

Ho visto e sentito tanta fuffa negli ultimi anni e conosciuto imprenditori che si sono disillusi del valore degli strumenti online perché non hanno potuto comprenderli e tastarne le potenzialità concrete. E questo solo perché non sapevano che il consulente di turno stava vendendo aria fritta. Un’azienda dovrebbe investire in SMM solo se è consapevole almeno di due cose, dunque: i propri obiettivi e la fallacia di questi strumenti.

Un vero consulente deve essere sincero: gli investimenti si fanno creando delle aree di test perché nessuno può avere la bacchetta magica e promettere risultati come se possedesse la sfera di cristallo.

Chi agisce in maniera professionale può accompagnare l’azienda stessa a raggiungere quegli obiettivi tramite l’analisi e lo studio dei risultati, oltre che la conoscenza approfondita dell’azienda e del prodotto, spesso avendo il coraggio di cambiare strada e testare nuovi strumenti. Analisi, studio, osservazione e misurazione dei risultati sono tutto.

Un consiglio che cambierà la vita del lettore…

Io? Cambiare la vita di qualcuno? Dopo tutto quello che ho scritto qualcuno mi legge ancora, dici? Beh, parlo a mio sfavore, perché noi siamo ancora un passo indietro su questo fronte. Però credo che ci sarà da stare molto attenti a un determinato tipo di generazione e al suo approccio agli strumenti mobile. Osservo molto – come dicevo – e ultimamente mi piace indagare su come usano internet i miei genitori e i miei zii.

Mia madre non sa nemmeno accenderlo un computer, eppure “googla” – come dice lei – e naviga tranquillamente tra le app. C’è una generazione che ha completamente saltato l’esperienza dei browser e non sa cosa siano.

Lo dimostrano anche alcuni risultati interessanti di Google Trend: ci sono dei marchi che sono calati drasticamente in ricerca dopo l’introduzione della loro app. I marketers stanno tenendo in considerazione questa rivoluzione in maniera poco consapevole.

Eppure i Baby Boomers sono oggi la generazione più ricca e meglio disposta a spendere, oltre che quella che ha ancora tanta voglia di affidarsi ai marchi e sostenerli. Ho solo dato l’ennesimo input sulla scoperta dell’acqua calda, lo so.

Però è uno dei miei crucci di questo momento, per cui spero che i lettori si accontentino di questa elucubrazione (la prossima volta vi parlo di Facebook Business Manager, visto che mi accompagna come un marchio di fabbrica, ormai.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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