Dal web design al mondo freelance: intervista a Mirko D’Isidoro

Dal web design al mondo freelance: intervista a Mirko D’Isidoro
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Ci sono strade della vita che continuano dritte e non cambiano mai. Ci sono strade che ti portano a un lavoro stabile, sereno, senza sbalzi. E poi ci sono strade che ricordano le curve delle montagne russe.

Ecco, questa è la strada dei freelance. Ovvero di chi continua a rincorrere il cliente perfetto. Su questo blog abbiamo intervistato tanti SEO, ma anche social media expert e webwriter. Cosa hanno in comune queste figure? Il lavoro freelance, il lavoro che Mirko D’Isidoro mette in primo piano ogni giorno.

Chi sei e qual è la tua specializzazione?

Sono un web designer e un consulente di web marketing. Sono stato per sette anni docente di master e corsi post universitari per un’azienda di formazione professionale. Collaboro con web e seo agency come docente di corsi online e dal vivo.

L’obiettivo che mi sono prefissato ora è quello di aiutare web designer, grafici e sviluppatori a diventare freelance.

Nel tempo che mi rimane, offro aiuto alle aziende che hanno bisogno di una presenza online per raggiungere un pubblico mirato e per trovare nuovi clienti.

Come hai iniziato a lavorare nel settore web marketing?

Eh, bella domanda. L’interesse per il web marketing si è sviluppato insieme alla mia passione per la SEO. Lo si vede dal lento cambiamento della linea editoriale del mio blog. Dal 2006 ad oggi, infatti, sono passato dal parlare di solo web design all’affrontare tematiche sempre più legate a strategie di posizionamento e conversione di visitatori in clienti.

Io sono un’estensione di Blographik, e così come si è spostato il mio interesse per il web marketing, allo stesso tempo ho modificato lentamente gli argomenti trattati nei miei post.

Il mio obiettivo con il blog era di ricevere nuove richieste di preventivo e aumentare la mia brand reputation. Ecco perché continuo ad aggiornarmi anche oggi sulle strategie utili per trasformare un sito e un blog in un potente strumento di auto promozione. È un argomento che continua ad appassionarmi anche se sono passati un po’ di anni.

Avere un sito curato è importante, ma non è utile se non ci rende visibili alle persone che hanno un bisogno specifico da soddisfare, a cui noi possiamo dare una mano come consulenti, designer o project manager.

La mia continua ricerca e curiosità nel cercare metodi nuovi per raggiungere clienti tramite il blog mi ha aiutato a espandere le mie passioni, non solo come web designer ma anche come SEO e web marketer.

Meglio Freelance o lavorare come dipendente?

Personalmente, meglio essere liberi da ogni padrone ma la differenza è sottile, sopratutto per i freelance che sono ad inizio carriera e che non hanno ancora la possibilità di portare a casa un grosso fatturato.

Conosco colleghi alle prime armi che si sono messi in proprio collaborando con un unico grosso cliente. Io stesso ho iniziato così sette anni fa, ma non bisogna appoggiarsi ad un solo piede, altrimenti c’è il rischio di cadere e farsi male.

La fase iniziale per un freelance con un singolo cliente dovrebbe essere solo un trampolino di lancio che lo aiuti ad organizzarsi per partire con nuovi progetti e per cercare i clienti buoni.

È la strada che ho seguito anch’io per staccarmi da questa pericolosa posizione di comodo. L’obiettivo di un freelance potrebbe essere quello di puntare a gestire solo pochi grossi clienti, senza rimanere ancorati ad una sola fonte di guadagno.

A parte questo specifico caso, i vantaggi di lavorare come freelance sono comunque maggiori rispetto al rimanere un dipendente. Ti faccio un solo esempio concreto, ma in testa ne ho altri venti che potrei segnalarti.

Quando ero dipendente gestivo attività diverse, dall’uso di grossi Plotter per la stampa in formato A0 al posizionamento dei siti dell’azienda per promuovere i corsi e i master che organizzava. I capi dell’azienda per cui lavoravo, però, non mi permettevano di crescere per migliorare la mia formazione ed esperienza sul campo.

Sfruttavano semplicemente tutte le conoscenze che avevo raccolto e acquisito per mia pura curiosità personale. Era una situazione che non mi piaceva ed ero insoddisfatto delle mie mansioni.

Questa è la cosa che mi è mancata di più come dipendente: una continua formazione professionale nei settori in cui potevo portare realmente nuovi guadagni all’azienda per cui lavoravo. Questo è stato uno dei motivi principali per cui ho deciso di diventare un freelance, e non tornerei mai più indietro.

Comunque, l’esperienza sotto padrone mi ha aiutato molto nella gestione e nell’organizzazione del mio lavoro da libero professionista. Ecco perché quando qualcuno della mia tribù mi chiede: “È meglio partire direttamente come freelance oppure mi consigli di farmi le ossa come dipendente?” io suggerisco sempre di fare sempre gavetta in una buona azienda, anche solo per qualche mese. Ovviamente questa risposta è molto legata alla mia esperienza personale.

Come si integra la tua attività in una strategia web?

Il mio obiettivo è quello di dare una mano ai freelance o alle aziende per trovare nuove commesse. La mia strategia parte dall’attento ascolto delle esigenze del cliente al creare un piano, a medio lungo termine, su come riuscire a raggiungere lo scopo. Cerco di capire i reali bisogni dei clienti dell’azienda che mi ha scelto come collaboratore.

La strategia che consiglio a chi vuole lavorare con me? Una fusione di più azioni per raggiungere l’obiettivo. Realizzare un sito web accattivante non basta, aprire un blog aziendale non serve a nulla se non c’è una strategia editoriale preparata a tavolino.

Aiuta poco creare il design di un blog su misura e investire migliaia di euro se prima il cliente non sa bene a chi si rivolgere e non ha deciso chi sarà il responsabile marketing del progetto.

Ottimizzare il sito per renderlo più SEO friendly è un buon punto di partenza. Capire come creare dei contenuti di valore per facilitare la possibilità di ricevere backlink e traffico mirato è ciò che suggerisco a tutti.

Se questo non basta, sopratutto per strategie a lungo termine, focalizzo il mio lavoro nel trovare i blog giusti dove poter pubblicare degli ottimi guest post, per ricevere pochi link ma di grande valore per Google, che permettano poi al cliente di aumentare la visibilità solo di quelle persone interessate a ciò che lui offre.

Quindi la mia strategia è un mio mix personale di:

  • Analisi della concorrenza.
  • Formazione e consulenza.
  • Studio delle giuste azioni da compiere per rendersi visibili online solo ad un pubblico mirato.
  • Creazione e/o ottimizzazione del sito/blog realizzato per ottenere un risultato concreto.
  • Analisi dei risultati ottenuti per capire gli errori da evitare e le modifiche da apportare al progetto per migliorarlo.

La connessione tra SMM, copy e SEO?

Sono tutte importanti strategie per ottenere risultati concreti. Dipende molto dal tempo e dal budget che il cliente ha a disposizione.

Se dovessi dare una priorità, punterei tutte le carte sulla SEO e, di conseguenza, anche sullo sviluppo di un buon copy. Non è sempre facile far capire a chi ci contatta per un preventivo che una presenza nei social è importante, non per trovare direttamente nuovi clienti ma per affermarsi sul mercato, per emergere dalla concorrenza ed aumentare la propria brand reputation.

Fidelizzare la propria tribù è il primo e più importante passo per proporre successivamente i propri prodotti e servizi. Quindi, nel mio caso specifico, cerco di formare il cliente per renderlo consapevole che non basta un sito per raggiungere obiettivi ambiziosi, ma bisogna operare su più fronti.

Native advertising e branded content mettono in pericolo l’autenticità di internet?

Guarda, io non credo. O meglio, bisogna comunque essere etici e autentici. Perché dovrebbe esserci un pericolo nell’offrire delle informazioni utili, che vanno a risolvere un problema reale ad una tribù ben precisa di persone?
Non è questa l’esigenza di chi naviga online? Noi usiamo il web per cercare le risposte alle nostre domande.

Quindi se il native advertising è fatto bene non è forzato e offre un reale aiuto, non è un azzardo ma una vera opportunità per aumentare reputazione e fiducia di chi segue l’azienda che probabilmente diventerà, prima o poi, anche un cliente pagante.

Dal Marketing Department a PR e Customer Service. Come cambia la presenza aziendale?

Beh direi che cambia molto. Si iniziano a vedere anche in Italia strutture aziendali mirate ad aiutare davvero il cliente in caso di difficoltà grazie alla gestione dei social o del blog aziendale.

Consiglio sempre ai miei clienti, una pagina importante da aggiungere al proprio sito, che molti designer o aziende considerano secondaria: la sezione delle domande frequenti.

Basta raccogliere le richieste più impellenti e ripetitive che vengono poste all’azienda in uno spazio unico, in modo chiaro e facilmente consultabile. Immagina di dover rispondere tutti i giorni a decine e decine di email, una ad una. Non è meglio selezionare tutti questi dubbi in una sola pagina, e consigliare al cliente di leggere lì la risposta?

Sono centinaia di ore guadagnate in un anno che poi possono essere investite in altre mansioni altrettanto importanti, come la promozione online o la creazione di una linea editoriale da seguire per blog e social.

Per chi fa il nostro lavoro – che sia un designer, un copywriter o un SEO – il caso Moncler è un ottimo spunto per capire quali sono le azioni da evitare. I commenti negativi vanno gestiti, è una vera rogna per tutti, e io non vorrei proprio essere nei loro panni.

Se l’azienda però è solida e reagisce bene, ne esce fuori solo con qualche acciacco. Se invece si comporta male o elude il problema, per i prossimi mesi forse vedremo un calo di fatturato e di clienti acquisiti.

Fidelizzare un cliente è un lavoro lento, costante e complesso. Perdere la fiducia della nostra tribù invece, è un battito di ciglio.

Il progetto più importante per te?

Ti dirò, ho lavorato a progetti interessanti, sopratutto di piccole aziende o di micro-imprenditori online che mi hanno dato molte soddisfazioni, perché ho aiutato queste persone ad aumentare il loro giro d’affari. Però Il progetto più importante che sto curando ora è FreelanceWebDesigner.it.

Ho riscontrato una gran difficoltà in chi ha già delle buone competenze come designer, grafico o sviluppatore ad entrare nel mercato del lavoro. Molti si trovano male a svolgere mansioni da dipendenti come tuttofare, magari anche sottopagati o trattati male.

Seguo da anni discussioni su blog e gruppi sui social in cui le persone cercano una stampella a cui appoggiarsi per capire come mettersi in proprio, quali sono le scelte giuste da fare, come selezionare un buon commercialista, quali sono le strategie per trovare nuovi clienti, come dormire la notte anche con il fiato sul collo del fisco italiano, e tante altre domande simili.

Visto che anch’io ho avuto difficoltà all’inizio a capire come partire, se avessi avuto qualcuno disposto a rispondere ai miei tanti dubbi, di certo il mio percorso sarebbe stato meno in salita.

Ecco perché ho realizzato FreelanceWebDesigner. Voglio offrire il mio aiuto a questi professionisti qualificati per agire nel modo giusto. Mi immagino questo progetto come un piccolo faro in un oceano pieno di squali.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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