Come cambia il mondo dei contenuti sui social network?

Come cambia il mondo dei contenuti sui social network?
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Ecco uno dei momenti più attesi da chi lavora nel mondo del digital marketing: il report di We Are Social che riassume le principali statistiche e le evoluzioni legate al mondo dei Social Media. Come sempre accade in questi casi, i numeri diventano la base di partenza per le riflessioni sul content marketing.

Basta dare uno sguardo alle cifre per capire come procede l’evoluzione di questo universo. In primo luogo viene confermato il ruolo centrale del mobile. La crescita in questo caso diventa interessante, soprattutto se confrontata con le piattaforme che circondano lo strumento smartphone.

Cosa si capisce dalle percentuali? Molti numeri sono in ascesa, uno su tutti fa la differenza: il telefonino. Gli italiani si connettono sempre di più a internet e lo fanno in modo differente, però lo smartphone diventa importante nella dieta mediale. Il cambiamento rispetto all’anno precedente è importante.

contenuti social network

Anzi, direi che è significativo registrare un + 44% rispetto ai dodici mesi precedenti. Forse in termini assoluti il desktop è ancora vincente ma perde terreno. Anno dopo anno. Questo significa puntare sempre di più sui contenuti che si adattano a questo strumento, vale a dire i video.

Da leggere: brand e storytelling, gli esempi da manuale

Video e content marketing: relazione virtuosa

Sembra che la connessione tra video e contenuto continui a muoversi lungo una direttrice vincente. Le persone vogliono leggere grandi contenuti, ma soprattutto amano guardare video di qualità dal telefonino. Riprendo le parole di We Are Social lasciate sul blog: “Il 31% degli italiani dichiara di guardare video online almeno una volta al giorno”. E le piattaforme si evolvono in questa direzione.

Prima era difficile aprire un video blog, creare un prodotto degno di questo nome e capace di fare la differenza. Oggi ci sono tante sfumature che ci dirigono verso il mondo del visual storytelling. In primo luogo la velocità delle connessioni, le tecnologie che facilitano upload e download delle informazioni.

Poi ci sono i social: prima YouTube permetteva solo di caricare video. Oggi ha un editor, consente di scegliere la colonna sonora e di creare dirette. Proprio come fanno tutte le principali realtà. In principio c’erano solo gli Hangout, poi sono giunti Periscope per Twitter e Facebook Live.

Tutto sembra influenzarsi a vicenda con la funzione live (ora anche Instagram). Poi Snapchat ci ricorda che le persone amano avere contenitori tematici nei quali riunire esempi di storytelling audio, foto e video. Così nascono le storie per Instagram (che arrivano anche su Facebook). Quindi è importante ragionare intorno alla possibilità/necessità di creare contenuti in questa direzione. Ma è l’unica strada da seguire?

Le chat dominano le interazioni

Un altro grafico interessante è quello che mette a confronto le piattaforme social più utilizzate in Italia. Qual è il risultato di questo paragone? Non meraviglia trovare Facebook in vetta, ma prima ancora c’è YouTube. Ovvero il social network per eccellenza dedicato ai contenuti video.

contenuti sui social network

Se consideriamo che su Facebook sono sempre i video a guadagnarsi la maggior attenzione del pubblico, il risultato è servito: questi contenuti coinvolgono, mantengono l’attenzione del pubblico sulla piattaforma. Ed è questo l’obiettivo della creatura di Mark Zuckerberg: non perdere l’utente e mantenerlo sulla propria bacheca, nelle discussioni dei gruppi o delle pagine.

Guardiamo di nuovo il grafico. Subito dopo il primo e il secondo podio si trovano universi simili e differenti allo stesso tempo: WhatsApp e Messenger. Due chat, le principali del panorama internazionale, con un unico proprietario (lo stesso di Facebook e Instagram) che stanno ripensando il mondo della comunicazione online. Anche dal punto di vista dei contenuti e delle interazioni.

Quando gli utenti preferiscono la chat

In un mondo in cui le chat sono testa a testa (non proprio però se la giocano) con i principali social network, la riflessione è semplice: cosa vogliono le persone? Velocità, immediatezza, interazione virtuosa. Se una cosa mi interessa la cerco su Google, se trovo un video lo guardo dal telefonino. E se ho domande in merito uso la chat di Facebook per fare una richiesta direttamente al brand.

Senza telefonare, senza mandare email. Molte volte, nella gestione quotidiana che faccio per diversi clienti, affronto questa frase: “Ho usato la chat perché è il modo più veloce per risolvere un problema”. In effetti è così: sei su un e-commerce, stai acquistando un bene o un servizio, all’improvviso non funziona.

Un bottone difettoso, una questione non chiara, uno sconto non attivo. Problemi del genere potrebbero mandare all’aria un acquisto. Perché nel momento in cui l’individuo sta per pagare online si sente come quando da bambino andava a fare la spesa per la mamma: indifeso, vulnerabile, esposto. Ha paura che qualcosa scatti nel modo sbagliato e i soldi svaniscano nel nulla.

Questo è solo un punto delle motivazioni che portano l’utente a preferire la chat per chiedere informazioni. C’è voglia di immediatezza, di presenza, di disintermediazione. In qualsiasi momento mi devi rispondere, e mi devi dare i contenuti utili. Ecco perché oggi confidiamo nei chatbot.

Ci lanciamo sui contenuti mobile friendly?

Cosa significa contenuto mobile friendly? Articolo pubblicato su un blog con tema responsive? Video caricato su Facebook? No, o almeno non solo. L’idea che deve entrare nella content marketing strategy è questa: non basta tradurre ciò che fai per il sito web sul telefonino. Devi soddisfare esigenze precise.

Esigenze che nascono e si estinguono sul telefonino, che si intersecano con il luogo in cui si trova il dispositivo. Pensa ai video: come si costruisce un contenuto adeguato. Qual è la lunghezza utile? E il formato? Quanto deve durare? Lo sai che molti video vengono fruiti con l’audio spento? Video per mobile e per desktop non possono coincidere. E spesso neanche il concetto di sito web soddisfa questo passaggio.

Per questo si parla di Zero Moment of Truth e di proximity marketing: non devi solo dare la migliore risposta possibile, devi essere presente nel momento giusto. Quando le persone hanno bisogno delle informazioni. Tutto questo non è semplice, per ottenere dei buoni risultati hai bisogno di un content marketing team, di professionisti in grado di contestualizzare il tuo operato in un processo.

La tua opinione sull’argomento

Non è facile lavorare in questa direzione. Video e chat in un universo mobile: e gli articoli? Il blogging aziendale? Tutto ciò che riguarda l’influencer marketing? Cambia la forma, non la sostanza. Non esistono rivoluzioni totali, ma evoluzioni dei meccanismi e delle esigenze. Non credo nelle previsioni e nella lettura del futuro, ma bisogna seguire gli studi di settore per capire cosa succede intorno al nostro lavoro.

Un lavoro in continua evoluzione che da qualche tempo ha intrapreso una strada ben precisa. Parlo del mobile, certo, ma anche di un content marketing capace di rispettare queste necessità. Facile? Difficile? Inevitabile. Non possiamo restare a guardare: tu hai già iniziato a produrre contenuti in quest’ottica?

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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