Contenuti di qualità e buon vino: intervista a Lisa De Leonardis

Contenuti di qualità e buon vino: intervista a Lisa De Leonardis

Lisa De Leonardis

Nasce giornalista ma si occupa di content e​ digital market​ing per aziende e professionisti​. ​Da tredici anni è formatore in discipline della comunicazione​, d​a ​quattro si occupa in maniera costante di​ food&wine​​ anche attraverso il blog lisadeleonardis.it​

Cosa succede nel mondo del content marketing? All’improvviso tutti si affollano intorno a questo settore, cercano risposte dal mondo dei contenuti. Un mondo che promette grandi risultati se viene sfruttato nel modo giusto. E se vengono investite le risorse indispensabili per sfruttare le leve giuste dell’inbound marketing.

Detto in altre parole, non basta scrivere. Devi contestualizzare, devi creare contenuti che siano in grado di attirare l’attenzione della nicchia e di soddisfare esigenze precise. Ecco perché è sempre più importante scegliere persone che si occupano dei contenuti, professionisti del settore. Ed ecco perché continuiamo a intervistare professionisti che possono indicare la strada. Proprio come Lisa De Leonardis.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Lisa De Leonardis, sono nata nel ’77, l’anno in cui usciva Going for the One degli Yes, che è ancora il mio gruppo preferito. Gli Yes suonano un sacco di note insieme, ogni brano è quasi una sinfonia e così sono anche io. Ho tanti interessi e il grosso sforzo degli anni precedenti è stato quello di farli suonare bene insieme, accordarli, trovare delle giuste risonanze tra una passione e l’altra. Insomma, sono una tipa progressive 😀

Oggi mi occupo di essenzialmente di due cose: digital marketing e formazione. Nel primo caso il mio canale preferenziale è il blogging. In soldoni: elaboro strategie che portino visibilità e/o vendite ad aziende e professionisti attraverso articoli e contenuti per pagine web e blog. Il grosso del mio lavoro si concentra nel campo del food&wine (una delle mie passioni).

Per quanto riguarda la formazione, invece, sono chiamata a spiegare ad aziende e privati i misteri della comunicazione sia analogica che digitale; lo faccio attraverso giochi d’aula e piccoli esperimenti di teatro d’impresa, tecniche che ho appreso lavorando sul palcoscenico come attrice (sic!), viaggiando per conoscere i “maestri” e studiando… tantissimo.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Mi sono laureata in Storia contro il parere di tutti i miei più prossimi e lontani familiari che pensavano a qualcosa di più concreto e poi sono diventata giornalista, facendo pratica nei quotidiani. Ho iniziato con una borsa post-lauream e sei anni dopo ricoprivo un ruolo di responsabilità. Lavorare in redazione mi ha dato modo di imparare tanto: scrivere di tanti argomenti diversi, in velocità, trovare un mio stile personale, fare titoli accattivanti e mettermi nei panni dei lettori.

Un po’ per caso, negli stessi anni mi sono ritrovata molte volte in aula, come docente in corsi di formazione e persino alla SISS, ed è stato in queste occasioni che ho capito che mi piaceva un sacco parlare con la gente, oltre che scrivere per loro. Per migliorare in aula, come dicevo, ho studiato tantissimo, spesso la notte, quando il giornale chiudeva: tornavo a casa e mi mettevo sui libri.

Aspetta, non è stato un sacrificio da libro Cuore: studiare mi è sempre piaciuto ed ero ben felice di farlo.

Poi è arrivato il momento di lasciare il quotidiano cartaceo e ho continuato con la radio, con la formazione, con il teatro e con il web che nel frattempo era diventato il mio impiego per un giornale online.

Meglio lavorare come freelance o in team?

Non vedo le due cose come opposte. Mi spiego. Un freelance che lavora davvero da solo ad un progetto devo ancora conoscerlo. Detto ciò, credo moltissimo nel team. Penso che quando un gruppo di lavoro è ben strutturato, sia in grado di elevare (almeno) al quadrato le capacità e le motivazioni di ogni componente.

La forza del gruppo è nella diversità degli elementi che lo compongono, nell’energia centripeta potente che si genera, nell’affiatamento, nel divertimento. In molte realtà che ho conosciuto da vicino – piccole realtà o multinazionali arcinote – ho trovato invece una tendenza all’appiattimento, alla moderazione, al distacco pregiudizievole tra emotività e vita lavorativa: un po’ a stare male per forza.

Penso che la il team sia una delle opportunità meno valorizzate nelle aziende in Italia e una percentuale di questa responsabilità è dei capi che non sono ancora veri leader.
Per fortuna, da freelance, mi capita di lavorare in team davvero eccezionali e spero di continuare a farlo perché mi riempie di gioia e sono consapevole – in questi casi – di dare il massimo.

Come inizia la tua giornata?

La mia giornata incomincia presto, anche perché sono mamma e bisogna innanzitutto dare retta a figlio e marito.

Di solito alle 7,30 do una prima sbirciata alle email e a Facebook e poi vado in ufficio, soprattutto se ho appuntamenti con qualche cliente (li concentro un paio di volte a settimana). In giorni “normali” mi siedo e inizio a scrivere, ho sempre (almeno) un post in programma. In giorni speciali prendo la macchina e vado nelle aziende a fare formazione.

“Il resto è tutto caffè”, come dice Donna Amalia, la protagonista di Napoli Milionaria di De Filippo.

Contenuti: perché sono così importanti per un’azienda?

Scusa, risponderò con una domanda alla tua domanda, so che non è carino, ma voglio farti un esempio balengo e provocatorio. Se devi provare a vendermi una penna blu, cosa fai: me la lanci oppure me ne parli?

Se me la lanci, oltre a rischiare di cavarmi un occhio, potresti farmi arrabbiare e potrei decidere che sei un rompiscatole e non ascoltarti più. La pubblicità tradizionale lavora nella logica del lancio: si mitragliano messaggi nell’etere, tanto prima o poi da qualche parte arriveranno. La cosa può anche dare risultati. Per qualche decennio ne ha dati, ma è una modalità terribilmente rumorosa e inquinante, oltre che dispendiosa.

Oggi ci sono nuovi media, pertanto abbiamo bisogno di nuovi messaggi e nuove modalità. Il contenuto, soprattutto quello che passa per il canale web, è fondamentale perché ti dà l’opportunità di parlare del tuo prodotto in modo utile, arricchendo realmente il lettore (e te stesso).

Tornando all’esempio, potresti chiarirmi qual è la differenza tra le penne a sfera e quelle a china, come si fa una penna, quali sostanze ci sono nell’inchiostro: sono modi intelligenti di parlare di penne, di farmi sapere che ne sai a pacchi di penne blu e di parlarmi della tua penna. Io probabilmente penserò che sei il miglior produttore di penne blu e forse comprerò una delle tue mitiche penne.

Tutto ciò senza citare il vantaggio che acquisirai in termini di attività SEO e Social Media. Ma non voglio saltare passaggi.

Ti occupi spesso di blogging: parliamone.

Blogging è un termine che sta diventando persino troppo ampio, secondo me. Blogging è scrivere sul proprio sito web, blogging è proporre contenuti a fini di marketing su un sito aziendale, blogging è scrivere resoconti, seguire eventi dal vivo, proporre news o interviste, blogging è pure (e per un sacco di gente) parlare di fatti propri.

La tua domanda mi dà l’occasione però per dichiarare che, a mio modo di intendere, il blogging è la possibilità di generare conversazioni con un pubblico definito, scambiando informazioni e trovando dei significati comuni (che poi è la base della comunicazione efficace).

Come si integra la tua professione in una strategia?

Vedo queste parole già in ordine e collegate tra esse in un rapporto di causa-effetto o, se preferisci, di azione-reazione. Al centro della ragnatela di interazioni l’espressione che meglio le unisce: inbound marketing, ovvero La strategia.

Chi come me scrive contenuti per blog aziendali non lo fa a casaccio. E’ roba complessa dal momento che dobbiamo fare attenzione a più cose, non solo a fare in modo che ciò che scriviamo sia gradevole. Si scrive con precise finalità legate all’aumento del traffico sul sito, all’aumento dei contatti con potenziali clienti, al posizionamento per query specifiche, all’attrazione di influencer, ovvero persone che potrebbero più o meno involontariamente aiutarci a moltiplicare la portata delle nostre azioni.

Ecco perché ho detto e ripeto: si lavora in team.

Quando inizio un nuovo progetto cerco di capire innanzitutto quali competenze saranno necessarie per arrivare agli obiettivi che il cliente vorrebbe raggiungere. A volte si aggiustano gli obiettivi, si fa in modo che siano ben posti: SMART.

Poi si procede. Se il progetto è complesso potrebbe essere necessario un SEO strategist o anche uno sviluppatore, per dare una sistemata al sito web, potrebbe essere necessario creare delle pagine sui Social oppure integrare una campagna offline ad una online.

Produrre contenuti (pagine o post) è un tassello che arriva molto dopo l’inizio della consulenza. E’ un pezzo della strategia, che continua con l’ottimizzazione, con la diffusione e con il Digital PR. La mia professione, senza una strategia, produrrebbe solo belle chiacchiere.

Native advertising e branded content. E l’autenticità del web?

Mi chiedo se sia corretto parlare di autenticità del web in senso generale oppure se è più corretto parlare solo di autenticità delle fonti. Ma capisco che non è questo che volevi domandarmi.
Mi piace pensare che questa autenticità sia determinata da chi vi agisce dentro, dagli utenti, da chi usa il web.

Guarda caso, la parola “autenticità” contiene in sé la parola “utenti”.

Credo che il native advertising, il branded content, siano modi di fare marketing che non rappresentano una minaccia all’autenticità del web, se fatti onestamente. Se propongo un contenuto che gli utenti reputano interessante, informativo, curioso, divertente, con un fine (dichiarato) anche promozionale, qual è il problema?

E’ quando il fine di marketing è volutamente celato, volendo passare una pubblicità come una notizia, che la cosa non fila più. Ma questa non è una scandalosa modalità introdotta dal web. Succedeva già sui giornali e continua ad esserci, anche in Tv.

Io credo che l’utente sia vaccinato e per niente sciocco: il web, più di altri mezzi, dà la possibilità di scegliere e di eliminare velocemente. Questo, chi fa il mio mestiere, dovrebbe incorniciarselo in capo al letto!

Qual è stato il progetto di maggior successo fino ad oggi?

Mi fa piacere sempre parlare del Master in Wine Export Management, un progetto che ho seguito dall’inizio (e seguo ancora) e che è partito da una mia idea. Come ho già raccontato mi occupo di food&wine da un po’ e dopo qualche articolo pubblicato sul mio blog a proposito di export di vino italiano, un paio di utenti mi hanno contattata chiedendomi lumi su percorsi formativi specifici.

Solitamente ascolto i miei lettori e prendo spunto anche da loro per l’agenda editoriale, così ho fatto una ricerca ed ho scoperto che in Italia di percorsi simili, specifici per il prodotto vino, ce n’era uno solo, a Trento.

Ne ho parlato con un Ente di formazione con il quale collaboro, giovane e dinamico, intenzionata a partire con un progetto a zero budget iniziale. Ho trovato la piena disponibilità di Orienta Formazione e Consulenza e ci siamo divisi il rischio d’impresa. Sia loro che io avremmo investito molte ore di lavoro in questo progetto, scommettendo sulla sua riuscita.

Abbiamo strutturato il piano didattico, selezionato i docenti in base a requisiti di qualità ed esperienza, ne abbiamo parlato con cantine e stakeholder, abbiamo trovato l’appoggio di vari attori, tra i quali un’agenzia per il lavoro, abbiamo ottenuto – per il primo anno – il patrocinio della Regione Abruzzo e abbiamo realizzato un piccolo evento per fare il punto sull’export del vino abruzzese. Questo offline.

Online ho lavorato con il mio sito (lisadeleonardis.it) e con un altro semplicissimo blog (vinoexport.it) su query importanti che, dopo qualche mese, ci hanno portato oltre 200 richieste di informazioni grazie a posizionamenti importanti e ad un’operazione di diffusione sui Social.

Il nostro obiettivo era costituire un’aula di 15 discenti, selezionati tramite colloquio: ci siamo riusciti.

Ora stiamo lavorando sulla seconda edizione che partirà, come lo scorso anno, a settembre. Sulla scorta dell’ottimo feedback del primo anno abbiamo già avuto una settantina di richieste e abbiamo dato luogo ad una prima, affollata, sessione di colloqui. Quest’anno abbiamo l’importante patrocinio del Centro Estero delle Camere di Commercio Abruzzo e hanno appoggiato la nostra iniziativa tante cantine di tutta Italia.

Sono davvero orgogliosa di questo lavoro e ti ringrazio moltissimo per avermi dato l’opportunità di parlarne.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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