Tra content e social media: intervista a Valentina Baldon

Tra content e social media: intervista a Valentina Baldon

Valentina Chiara Baldon

Da sempre smanettona, divoratrice di libri e con la passione per la scrittura. Ho unito i puntini e, da grande, mi sono messa a studiare la comunicazione sul web. Sono di indole curiosa e mi piace stare sempre sul pezzo. Sogno? Ne ho tanti di cui uno già l'ho realizzato: ho trasformato la mia passione in professione. Sono una blogger e content strategist a tempo pieno.

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Parlare di contenuti e social media marketing oggi è indispensabile per un’azienda che vuole investire sul concetto di inbound marketing, quella metodologia che ti consente di bypassare il concetto di pubblicità classica che interrompe la fruizione.

Ora tu diventi la fonte per i potenziali clienti. Questo avviene grazie a una buona keyword research, a un’ottimizzazione SEO on page e a un buon lavoro di social media marketing. Che non può essere improvvisato, lo stesso vale per i contenuti. Per questo è sempre giusto dare spazio ai professionisti: nelle eccellenze digitali ne abbiamo intervistati tanti, ma oggi è il turno di Valentina Baldon.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono una blogger e content strategist. Amo il racconto in tutte le sue forme, infatti, ogni volta che mi metto al pc a scrivere penso a come comunicare qualcosa a chi mi leggerà. Non importa se il contenuto sarà pubblicato sul mio blog o su quello dei miei clienti, scrivere tanto perché devo farlo non è da me. Il fatto che sia il mio lavoro, non mi preclude la possibilità di cercare di farlo al meglio e con il cuore.

La parte di pianificazione, poi, è quella che preferisco. Creare qualcosa per step e obiettivi, mi piace molto: è come partecipare a una sfida quotidiana. Ho anche un mio blog – www.valentinabaldon.it – dove chiacchiero di tutto e un po’: digital, personal branding e riflessioni sono i miei argomenti preferiti.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Il mio rapporto con il mondo del lavoro è iniziato appena finita la scuola, ma al digitale mi sono approcciata molto più tardi. Un pregio/difetto che ho è quello di essere empatica. Ve lo racconto perché è un dettaglio importante che vi farà capire qualcosa di più sulla mia personalità e professionalità.

Come dicevo, ho iniziato a lavorare poco più che 18enne e il primo lavoretto è stato quello di addetta vendite in un negozio di telefonia della zona. Mi piaceva un sacco, sia perché vivevo il dietro le quinte, sia perché cercavo di costruire relazioni durature con i clienti che passavano dal centro.

Poi ho iniziato a lavorare in un ufficio/showroom e anche qui, mi divertivo a studiare la corretta comunicazione verbale e scritta per conquistare il cliente e fidelizzarlo.

Insomma, da sempre amo la comunicazione in tutte le sue forme. Da lì a poco tempo ho deciso di fare un corso di marketing tradizionale. Era il 2008 e ancora il web non era così presente nella vita quotidiana e nemmeno in quella aziendale, se non per grossi brand, ma non era il mio caso. L’azienda per la quale lavoravo era artigianale e vecchio stampo, insomma, di quelle molto tradizionaliste.

Studiare le leve di marketing mi ha affascinato e, poiché sono sempre stata smanettona, ho continuato a informarmi online. Nel corso degli anni ho poi capito che la mia vera strada non era quella della semplice gestione di ufficio o di negozio, ma volevo lavorare nella comunicazione, volevo approfondire e mettere in pratica tutte quelle strategie utili alla fidelizzazione del cliente.

Insomma, avevo il desiderio di tirare io le fila, per questo mi sono iscritta a un Master in Web Communication. Una volta terminato il Master ho iniziato a collaborare con una rivista online che si occupa di marketing in tutte le sue forme. Da quel momento in poi ho trovato le prime collaborazioni che affiancavo al mio lavoro in azienda. Sono arrivata a un punto in cui iniziavo ad avere difficoltà nel conciliare tutto, ed eccomi qui oggi a fare la freelance a tempo pieno. Ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato per occuparmi di qualcosa che amo fare.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Come spiegato poco sopra, per oltre 10 anni ho lavorato in azienda e ora sono freelance a tempo pieno. Entrambe le realtà hanno pregi e difetti. L’azienda offre maggiori garanzie: il 10 del mese ci si mette in saccoccia lo stipendio concordato, ma spesso si è alienati nel fare le solite cose e ogni miglioramento che si cerca di fornire, difficilmente viene apprezzato.

Ho sempre lavorato in realtà abbastanza piccole e comunque in Brianza, dove l’imprenditore è ancora legato alle vecchie tradizioni e non coglie le novità come opportunità. Certo che lavorare in realtà più moderne oppure più grandi è diverso e più stimolante.

Dell’essere freelance mi piace la possibilità di potermi dedicare a più progetti contemporaneamente, che poi è una mia prerogativa: amo variare e non concentrarmi sempre sulle stesse 3 cose da fare.

È così importante partecipare agli eventi?

Secondo me sì. Alcuni sono davvero formativi e offrono ottimi spunti per migliorarsi nel proprio lavoro. A volte, mentre ascolto un relatore che mi trasmette particolare energia, entro in sintonia e inizio a far frullare le rotelline per applicare quanto prima il concetto espresso.

Gli eventi non sono solo formazione ma anche networking. Si passa per le sale, ci si saluta e si conoscono dal vivo tutte quelle persone con le quali, nel corso dei mesi o degli anni, si è instaurata una sorta di amicizia virtuale. Io li trovo davvero molto utili.

Content marketing: la soluzione per conquistare il web?

Il content marketing è molto importante quando si decide una strategia digitale. Attenzione: fare content marketing non significa aprire un blog aziendale e pubblicare qualcosa ogni tanto: sono necessari idee differenti per attirare e coinvolgere il target di riferimento.

La prima cosa da fare è quella di individuare il profilo tipo, ovvero le Buyer Personas. Quali sono i loro bisogni? Come si esprimono? Quali sono i canali che utilizzano maggiormente?

Facciamo un esempio: se la vostra azienda si rivolge a un pubblico adulto, sarebbe sciocco lavorare su Snapchat, perché è risaputo che è un’app utilizzata per lo più da ragazzi che vanno dai 14 ai 25 anni. È inutile forgiare contenuti per qualsiasi social network esistente, ma è necessario saper targetizzare al meglio per individuare i potenziali clienti.

Consigli per il blog aziendale?

Io penso che il blog sia fondamentale per costruire una brand reputation, ma un consiglio che mi sento di dare è quello di non essere autoreferenziali. Dovete fare uno studio sulle keyword per comprendere le ricerche che gli utenti effettuano e iniziare da quello per strutturare un piano editoriale.

Ricordatevi, inoltre, che è necessario scrivere contenuti di qualità e non solo un trenino di parole chiave illeggibili per gli utenti. Google premia gli articoli solo se ben scritti.

Native advertising: come si inserisce in questo percorso?

Quando apro un sito e vedo mille pop up che mi chiedono di fare qualcosa, piuttosto che per pubblicizzare determinati prodotti o servizi, la prima cosa che faccio è quella di cliccare su chiudi.

Il native advertising è un modo molto meno invasivo di promuovere su un sito web. Il bello di questa pratica è che vengono proposte soluzioni interessanti e in linea con quello che si sta leggendo.

Faccio un esempio banale: sono su un blog che parla di visual storytelling in tutte le sue forme e scorrendo tra le righe, a un certo punto vedo un annuncio che promuove un evento inerente. In questo caso la pubblicità non è fastidiosa perché è in target e aiuta a spezzare la lettura tra un paragrafo e l’altro.

Contenuti e blogging, la soluzione preferita?

Come dicevo, i contenuti e il blogging sono molto importanti per un’azienda o un freelance che vuole basare parte della strategia sul content marketing. La combinazione di entrambe le soluzioni è fondamentale nel momento in cui si vuole costruire un brand che sia autorevole nel proprio settore.

Mi spiego meglio: per acquisire autorevolezza nel proprio campo di occupazione è necessario mostrare al lettore/utente/potenziale cliente cosa si è in grado di fare senza essere autoreferenziali.

Ed ecco che si possono generare post utili, che rispondono a domande ed esigenze, necessari per ottenere una sorta di autorevolezza. Non ho una soluzione preferita tra blogging e altri contenuti: a mio parere è necessaria una strategia sinergica in base al target.

Perché un’azienda dovrebbe puntare sulla brand strategy?

Perché attuare una brand strategy fatta bene, è fondamentale per essere ricordati dagli utenti/potenziali clienti. Partendo dalla definizione del marchio, è necessario strutturare una comunicazione coerente e differenziata in base ai canali utilizzati.

Se vi chiedessi qual è il brand che mette le ali cosa mi rispondereste? Red Bull. E se invece parlassi di famiglia felice? Mulino Bianco, of course. Red Bull e Mulino Bianco sono partite anni fa dal piccolo e, anche grazie alla definizione della propria brand strategy, sono arrivate dove sono ora.

Attenzione, definire una brand strategy non significa farlo solo una volta e fossilizzarsi su quella: è necessario stare al passo con i tempi e aggiornarsi in base alle nuove esigenze di mercato.

Un consiglio che cambierà la vita del lettore

Quello che voglio dare è un consiglio pratico a chi si approccia al mondo dei contenuti. È fondamentale una formazione continua e individuare persone dalle quali prendere ispirazione.

Altro piccolo consiglio è quello di studiare e leggere molto, nonché sperimentare diversi stili di comunicazione per trovare quello più adatto al target di riferimento. Ultima cosa è il fare rete: ma non quella falsa in cui ci si circonda di persone tanto per farlo. Fare rete significa coltivare rapporti che vanno ben oltre la chiacchiera via web.

La rete deve essere costruita sulla base della stima reciproca, e quando c’è veridicità nel rapporto, possono nascere ottimi progetti e collaborazioni. Nel mondo del blogging e del content marketing si è prima di tutto colleghi e la parola competitor è quasi bandita. Io la vedo così, e voi?

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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