Come distruggere il tuo brand con un profilo Facebook

Come distruggere il tuo brand con un profilo Facebook
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Oggi è importante fare personal branding e sfruttare tutti gli strumenti della comunicazione online per promuovere il proprio nome. Lavorare sul brand, però, non vuol dire solo far conoscere la propria identità: significa puntare sui valori, fare in modo che le persone associno il nostro nome a determinati valori. Come direbbe Luigi Centenaro,

Significa impostare una strategia per individuare o definire i nostri punti di forza e comunicare in maniera efficace cosa sappiamo fare, come lo sappiamo fare e perché gli altri dovrebbero sceglierci.

Ecco, in questa strategia trova posto anche il tuo profilo Facebook. Attraverso questo strumento puoi farti conoscere come un esperto di un determinato settore, puoi partecipare attivamente a gruppi e community con discussioni legate al tuo settore, puoi anche mostrare un lato personale e piacevole. Fare personal branding con Facebook è possibile: con il blog puoi puntare a un determinato aspetto del content marketing, mentre con Facebook puoi comunicare un aspetto personale del tuo essere professionista.

Però puoi anche rovinare il tuo brand. Facebook è uno strumento potente, ma anche ricco di insidie. Ecco perché oggi voglio affrontare questo argomento: stai facendo personal branding con Facebook? Perfetto, ecco i passaggi fondamentali (quindi da evitare) per distruggere il tuo nome online.

Non hai una strategia

Il mondo si divide in due parti: da un lato ci sono le persone che hanno una strategia, dall’altro lato ci sono quelli che proseguono alla cieca. Quindi senza strategia. Non è un fenomeno isolato. Sul blog ho pubblicato le statistiche: una buona percentuale di specialisti avanzano nella propria attività di content marketing senza una pianificazione scritta. Quindi senza dei riferimenti chiari.

Ecco perché i risultati mancano. La strategia non è sinonimo di artificiosità, ma è il punto di partenza per definire un percorso: per seguire con costanza e coerenza un fil rouge che ti porta verso un obiettivo. Nel nostro universo lavorativo questo è il punto che non puoi ignorare: la necessità di un obiettivo. Per questo voglio consigliare qualche strumento utile per pianificare la tua attività di personal branding online:

  1. Personal Branding Canva
  2. Iper formula del Personal Branding

Questi documenti sono perfetti per avere un punto di riferimento chiaro: chiarire gli obiettivi è il primo passo per risparmiare tempo e comunicare nel modo migliore quello che preferisci al tuo target.

Personale (ma non troppo)

Uno dei grandi errori: usare il proprio profilo Facebook come un confessionale. Certo, c’è bisogno di autenticità. E sono d’accordo con chi dice che i social sono uno strumento per accorciare le distanze con il pubblico: devi far vedere il tuo volto, devi mostrare il tuo essere persona reale. Guai a usare Facebook solo per condividere articoli di lavoro, link del proprio blog, o peggio ancora articoli commerciali.

Sei su un profilo personale, e gli amici (seppur virtuali) si aspettano di trovare una persona in carne e ossa, con passioni e pensieri personali. Ma ci sono degli aspetti da smussare? Personalmente credo che uno strumento come Facebook sia inadatto per esprimere tutta la personalità umana.

Ci sono concetti chiari, messaggi che possono essere affidati a un testo o a un’immagine. E ci sono significati troppo elaborati che potrebbero essere fraintesi senza una comunicazione che tenga conto anche degli elementi metacomunicativi (tono della voce, espressione…).

Usi distorti

Anche un profilo Facebook può diventare un’arma a doppio taglio. Ad esempio può essere utilizzato per lavorare in modo inadeguato, e quindi comunicare una totale incompetenza nel proprio settore. Risultato? Personal branding negativo. Qualche esempio da segnare sul block notes:

  1. Spam nei gruppi.
  2. Trolling e atteggiamento polemico.
  3. Insulti ad aziende o a individui.
  4. Confusione tra pagina e profilo.

Il punto numero 3 è importante. Recenti sentenze hanno evidenziato la gravità del linguaggio violento su Facebook. Una ragazza emiliana si è rivolta alle autorità per degli insulti che sono stati pubblicati su Facebook, e il risultato è stato netto: 100 euro al giorno di risarcimento.

Esempi estremi, certo, ma devono puntare verso un discorso chiaro: Facebook è un luogo pubblico, e certi errori si pagano prima in termini di personal branding e poi da un punto di vista legale.

Ah, c’è anche il discorso legato allo spam. Essere attivo nei gruppi è utile per comunicare ai tuoi potenziali contatti le tue competenze. Dare una risposta utile al momento giusto può essere un toccasana per il tuo personal brand, inserire un link a una fonte utile legata al tuo blog può essere tollerato.

Ma entrare nei gruppi per fare solo ed esclusivamente spam non è il massimo. Soprattutto se le regole del gruppo vietano la pubblicazione dei link.

Lavora bene con il tuo brand

Fare personal branding non è semplice. A volte basta un dettaglio per ottenere dei risultati interessanti, ed essere riconosciuto come un professionista in un determinato settore. Non puoi puntare solo su una buona attività su Facebook: c’è altro da sviluppare. Ma i social network sono comunque una base interessante sulla quale puoi fare leva.

Tu come usi Facebook? Per te è solo uno strumento personale sul quale puoi condividere i tuoi pensieri o lo usi come un canale per fare personal branding? Affrontiamo insieme l’argomento nei commenti.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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