Come proteggere il tuo brand su Google

Fare brand protection, oggi, è importante. Anzi, voglio azzardare e dare lustro a quest’attività. Perché proteggere il tuo marchio online (questa è la traduzione del termine in questione) può essere una missione impossibile da ignorare nel momento in cui decidi di affrontare i competitor come un’azienda professionale e consapevole delle necessità. Vero, dobbiamo lavorare in termini strategici e conquistare un oceano blu nel quale muoverci senza contrastare con i concorrenti. Perché competere per essere primi su una keyword molto difficile da conquistare quando puoi (e devi) fare in modo che siano i clienti a cercare il tuo nome? Questa è un’ottima prospettiva per migliorare il tuo lavoro di strategia SEO. Ma è anche vero che in quest’ottica c’è sempre un problema da risolvere: i possibili attacchi (volontari, involontari, malevoli o casuali) verso il tuo nome attraverso gli strumenti della rete. Devi fare in modo che la tutela del marchio online diventi un’attività centrale. In che modo? Continua a leggere. Da leggere: opinion leader e influencer che migliorano il brand Registra il tuo dominio con più estensioni Il primo passo per fare un buon lavoro di protezione del nome aziendale o personale: acquista un dominio che rappresenti la tua marca, il progetto che porti avanti. Scegli l’estensione adatta ma assicurati anche quelle più comuni. Come, ad esempio, il .com e magari .it, .eu e .net. In questo modo puoi evitare che i competitor poco leali acquistino domini che, in qualche modo, possano confondere il tuo pubblico. C’è da dire che con l’arrivo dei nuovi gTLD e la possibilità di acquistare domini di secondo livello con accento è diventato difficile chiudere...

Cosa significa investire nel web marketing?

C’è sempre una grande attenzione rispetto agli strumenti per fare promozione online. Molti credono che sia indispensabile lavorare con la SEO, altri invece puntano soprattutto su influencer marketing e blogger outreach. Senza dimenticare le digital PR. Ma perché investire nel web marketing? O meglio, cosa significa lavorare attraverso queste attività? In poche parole: stai prendendo […]

C’è sempre una grande attenzione rispetto agli strumenti per fare promozione online. Molti credono che sia indispensabile lavorare con la SEO, altri invece puntano soprattutto su influencer marketing e blogger outreach. Senza dimenticare le digital PR. Ma perché investire nel web marketing? O meglio, cosa significa lavorare attraverso queste attività? In poche parole: stai prendendo una decisione. Investire nel web marketing vuol dire scegliere cosa fare per la propria attività. Dietro quest’azione apparentemente così semplice si nasconde un modo complesso. Ci vorrebbe, per fare un esempio, un consulente che ti aiuti a capire come investire in questo mondo. Perché è facile sbagliare, lavorare male e senza una bussola. Non capire qual è il vero punto della situazione e individuare un’area d’azione errata può costare molto. Per questo è importante capire come si investe nel web marketing. Qualche consiglio? Ecco una serie di punti da seguire ogni giorno. Da leggere: come e perché puntare sull’inbound marketing C’è bisogno di investire nel marketing Inizierei da un punto essenziale: la pubblicità non è una spesa ma un investimento. Se pensi di poter fare a meno di questo passaggio, vale a dire della promozione, forse devi guardare altrove e abbandonare l’idea di fare business online. Anche l’azienda più grande e potente del mondo ha bisogno di investire. La pubblicità fa parte dell’equilibrio di ogni impresa. Forse non la fa sui canali a te noti, oppure è così interessante e ben fatta che non percepisci neanche come advertising. Ciò avviene con l’influencer marketing quando viene organizzato e definito in un certo modo, con strategia e buon senso. Spot della Apple, 1984. Resta solo una...

App Vs Sito Web: quale scegliere per la tua strategia online?

Sono due cose diverse. Se a un digital strategist fai questa domanda – meglio app o sito web mobile – probabilmente ti risponde così. Ma il problema è sempre lo stesso: cosa scegliere? Qual è la soluzione ideale per la singola operazione e attività? Qui inizia a farsi largo l’aspetto decisivo di chi lavora su […]

Sono due cose diverse. Se a un digital strategist fai questa domanda – meglio app o sito web mobile – probabilmente ti risponde così. Ma il problema è sempre lo stesso: cosa scegliere? Qual è la soluzione ideale per la singola operazione e attività? Qui inizia a farsi largo l’aspetto decisivo di chi lavora su una strategia di web marketing strutturata e pensata a tavolino, capace di fare la differenza e portare avanti un lavoro completo di organizzazione delle risorse. Perché è facile parlare di inbound marketing in linea teorica. Ma cosa succede nella pratica? Qual è il modo migliore per presentarsi di fronte al pubblico? Ricorda che qui ci sono potenziali clienti? Ecco l’analisi delle possibilità offerte. A chi chiede lumi e spiegazioni sull’opzione di creare app o sito web mobile friendly io rispondo in questo modo. Da leggere: come fare SEO per ecommerce L’importanza del sito web mobile friendly In primo luogo è giusto dare un riconoscimento immediato e senza indugi a uno degli strumenti difficili da eguagliare. Sto parlando del sito web pensato per adattarsi a diversi dispositivi. In realtà il concetto di sito mobile friendly è cambiato molto nel tempo: in passato bastava usare un template responsive, oggi si ragiona in termini di usabilità e navigabilità, dimensione font e distanza degli elementi in pagina. Soprattutto per gli ecommerce, dato che le persone sono sempre più disposte ad acquistare online. Ma solo su siti web chiari, navigabili e veloci. Senza dimenticare che Google ha anche definito diversi passaggi a favore di un approccio orientato alla navigazione dai dispositivi smartphone e tablet. L’ecommerce cresce nel tempo –...

6 strategie per siti web in grado di trovare clienti

Le strategie per siti web sono indispensabili per ottenere buoni risultati rispetto alla necessità di tutti gli imprenditori e le aziende. Vale a dire il desiderio di trovare nuovi clienti online. L’idea è quella che si trova alla base dell’inbound marketing: ti fai trovare nel momento in cui le persone hanno bisogno di te. Perché […]

Le strategie per siti web sono indispensabili per ottenere buoni risultati rispetto alla necessità di tutti gli imprenditori e le aziende. Vale a dire il desiderio di trovare nuovi clienti online. L’idea è quella che si trova alla base dell’inbound marketing: ti fai trovare nel momento in cui le persone hanno bisogno di te. Perché questo è l’aspetto fondamentale: il sito web non deve essere un banale volantino digitale. Anche se vuoi creare un semplice monopagina (dopo vediamo come e perché) puoi fare in modo che i tuoi sforzi siano rivolti verso la conversione. E la possibilità di intercettare persone interessate al tuo lavoro. Avere un team di digital marketing a tua disposizione è importante, perché così puoi organizzare le attività SEO, SMM e advertising in base alle tue esigenze. Ma tutto parte dalle buone strategie per siti web. Qualche idea in particolare? Ecco le soluzioni che preferisco per me. Da leggere: i migliori strumenti per fare inbound marketing Monopagina per intercettare clienti La soluzione più semplice e interessante per chi non vuole investire troppo. In realtà non tutti i progetti hanno bisogno di un vero e proprio portale. A volte si possono attivare strategie per siti web basate su idee semplici e immediate. Ma altrettanto funzionati. Questo è il caso del sito web monopagina. Deve essere pensato come un’unica landing page: la home è una base atterraggio composta da headline con call to action, buoni motivi per scegliere il tuo prodotto o servizio, approfondimenti, testimonial. Alla fine c’è un form contatti: dopo aver illustrato e convinto passi all’attacco. E chiedi un’email. Una landing per ogni servizio online Hai...

Pubblicare contenuti online non basta: ecco come migliorare il tuo progetto editoriale

Cosa significa per te pubblicare contenuti online? Scrivere e rispondere alle domande dei possibili clienti per innescare il processo di inbound marketing attraverso il blog aziendale? Perfetto, questa però è solo una parte delle possibili soluzioni offerte dalla strategia che si oppone all’interruzione pubblicitaria. Puoi operare in questa direzione con il video marketing, l’attività di […]

Cosa significa per te pubblicare contenuti online? Scrivere e rispondere alle domande dei possibili clienti per innescare il processo di inbound marketing attraverso il blog aziendale? Perfetto, questa però è solo una parte delle possibili soluzioni offerte dalla strategia che si oppone all’interruzione pubblicitaria. Puoi operare in questa direzione con il video marketing, l’attività di newsletter o quella di public speaking durante fiere e congressi nei quali trovi i tuoi potenziali clienti. E anche se rimaniamo nel concetto di scrittura e pubblicazione dei contenuti su internet la semplice attività di copywriting non è sufficiente (ma comunque centrale): devi muoverti in modo da ottenere il miglior risultato possibile. Ma cosa significa questo? Come deve comportarsi il blogger o il web writer (insomma, chi si occupa di content marketing) per attivare i canali giusti sul proprio sito? Pubblicare contenuti online oggi non basta, ecco la soluzione strategica per raccogliere i frutti tanto attesi. Ovvero traffico profilato. Da leggere: quali sono i vantaggi del content marketing? Google vede tutti i contenuti che pubblichi? Dipende, tu hai fatto un lavoro ottimale sulla search console? Il primo passo da muovere quando vuoi creare un processo di indicizzazione delle novità è questo: iscriviti al servizio (gratuito ma fondamentale) e fai subimit della sitemap.xml. Vale a dire un file che puoi creare facilmente con un plugin, come ad esempio WordPress SEO by Yoast, per aggiornare Google delle nuove attività editoriali. Non dimenticare il ruolo della buona organizzazione della home page, la sezione più importante del tuo sito. Ciò che si trova in questa pagina ha massima importanza agli occhi del motore di ricerca e dell’utente. Come...

Cos’è e come si fa un rebranding efficace

Sai bene che il rebranding può essere una delle fasi decisive per la vita di un’azienda. Perché rappresenta un meccanismo complesso, non facile da gestire e prevedere. E, soprattutto, capace di intaccare uno dei beni più importanti per la tua realtà imprenditoriale. Sto parlando del brand, la marca. Quel bene che viene coltivato ogni giorno […]

Sai bene che il rebranding può essere una delle fasi decisive per la vita di un’azienda. Perché rappresenta un meccanismo complesso, non facile da gestire e prevedere. E, soprattutto, capace di intaccare uno dei beni più importanti per la tua realtà imprenditoriale. Sto parlando del brand, la marca. Quel bene che viene coltivato ogni giorno con azioni ben ponderate (almeno così dovrebbe essere). Perché tutti hanno paura di affrontare un rebranding? Semplice, rimetti in discussione le fondamenta e rischi di distruggere tutto. Garanzie sul risultato? Poche, difficile avere sicurezze. Ma la differenza tra chi si muove a caso e i professionisti che definiscono le fasi del rebranding con attenzione e precisione si vede. E si nota con evidenza. Ecco, quindi, qualche informazione in più su questo processo così delicato. Da leggere: come fare content marketing su YouTube Cos’è il rebranding: definizione e spiegazione Quali sono i punti di riferimento del tema? Con questo termine intendiamo il processo che consente a imprese, professionisti e organizzazioni di rivedere i punti fondamentali del proprio brand. Operando su diversi aspetti come valori fondanti, mission, unique selling proposition, payoff e naming. Solo per fare un esempio, in realtà si può operare sull’intera immagine coordinata. Coinvolgendo anche elementi molto specifici della comunicazione online e offline come il tone of voice. Vale a dire il timbro che usi per rivolgerti al tuo pubblico. Senza dimenticare gli aspetti più evidenti come i colori aziendali e il logo. Questa è la sintesi del rebranding: cambiare forma e sostanza. Il motivo? Perché avere una strategia di rebranding? Si tratta di un passaggio delicato, questo è chiaro. Ma qual è...