Lead Generation tramite i canali push notification, native advertising e chatbot: la strategia di SpinUp

Lead Generation tramite i canali push notification, native advertising e chatbot: la strategia di SpinUp

SpinUp, lead generation agency, racconta la sua strategia per acquisire nuovi utenti utilizzando canali innovativi SpinUp è una lead generation agency fondata e guidata da Antonio Romano che in soli tre anni di attività si è distinta per il numero di acquisizioni di nuovi utenti generati quotidianamente, più di 5mila, e per l’alto tasso di conversione dei lead che genera (mille al giorno) e che riesce a fornire ai clienti che si affidano ai suoi servizi. Tra i vari mezzi utilizzati per acquisire i nuovi lead, oltre le tradizionali campagne di advertising, utilizzano anche canali nuovi come push notification, native advertising e chatbot. Gli utenti sono profilati su community verticali diventando lead iperprofilati e garantendo un alto tasso di conversione. Il segreto e il tratto distintivo della lead generation di SpinUp risiedono nelle strategie di lead nurturing grazie alle quali gli utenti delle vertical community vengono nutriti con contenuti di qualità; questo permette di prepare gli utenti al lancio di campagne social ads che non siano a freddo ma che vadano a colpire una community nutrita con contenuti ad hoc e perciò pronta ad essere convertita in lead profilati e targhettizzati per i clienti SpinUp. Push notification: la pubblicità è sul cellulare Con push notification si intende una strategia di mobile marketing che permette alle aziende di inviare messaggi personalizzati agli utenti sui loro dispositivi mobili. Sono notifiche che annunciano all’utente che ci sono delle offerte a tempo limitato, sconti e promozioni a lui dedicati e anche costruiti sulle sue reali necessità e abitudini. Grazie a questo strumento, a cui si iscrivono oltre il 30% dei lead generati da...
Come e perché le aziende dovrebbero investire negli articoli sponsorizzati?

Come e perché le aziende dovrebbero investire negli articoli sponsorizzati?

Gli articoli sponsorizzati possono essere una risorsa decisiva per chi decide di ottenere buoni risultati su internet. Ma come si può sfruttare questa leva del native advertising? Ovviamente dipende da una serie di elementi da decidere nella strategia generale di digital marketing, insieme alle persone che si occupano della gestione dei contenuti. Detto in altre […]

Gli articoli sponsorizzati possono essere una risorsa decisiva per chi decide di ottenere buoni risultati su internet. Ma come si può sfruttare questa leva del native advertising? Ovviamente dipende da una serie di elementi da decidere nella strategia generale di digital marketing, insieme alle persone che si occupano della gestione dei contenuti. Detto in altre parole, un’azienda può ottenere grandi risultati grazie ai branded content dedicati alla promozione ma è necessaria una conoscenza di base. Ecco una piccola guida per approfondire il tema degli articoli sponsorizzati e dell’utilità che possono avere nell’equilibrio generale di una strategia promozionale. Cosa sono gli articoli sponsorizzati online? Con questo termine s’intende un contenuto che prepari con la massima attenzione possibile per poi pubblicarlo su un sito diverso dal tuo per ottenere dei risultati specifici. Chi si occupa di content marketing usa queste pubblicazione in modo da portare vantaggi concreti all’azienda: in che modo? Attraverso la qualità del lavoro editoriale. Un post sponsorizzato è la strada maestra per trovare un pubblico che non riesce a raggiungere il tuo sito e parlare con le persone che vuoi raggiungere. Differenze con article marketing e comunicati Spesso c’è confusione tra ciò che si usa come contenuto per promuovere il proprio brand. Spesso il lavoro di digital PR si limita a questo: pubblicazione di articoli su siti di bassa qualità, invio di email per diffondere comunicati stampa che non interessano a nessuno nel tentativo di guadagnare pubblicazioni. Oppure si lavora con i guest post, in realtà gli articoli sponsorizzati hanno alcune caratteristiche base. Ad esempio sono promossi come pubblicità, hanno una dicitura ben evidente che indica la natura...
Native advertising: cos’è e come sfruttare al massimo i contenuti native

Native advertising: cos’è e come sfruttare al massimo i contenuti native

Il concetto di native advertising è sempre più diffuso nello scenario del content marketing. Il motivo è semplice: le persone non hanno bisogno della pubblicità classica, non più ormai. L’interruzione del messaggio con l’advertising, lo slogan che spinge al puro e semplice acquisto, non può avere futuro in un web che è diventato terreno noto per […]

Il concetto di native advertising è sempre più diffuso nello scenario del content marketing. Il motivo è semplice: le persone non hanno bisogno della pubblicità classica, non più ormai. L’interruzione del messaggio con l’advertising, lo slogan che spinge al puro e semplice acquisto, non può avere futuro in un web che è diventato terreno noto per il pubblico. Oggi non puoi ragionare in questi termini. La banner blindness è un dato di fatto: le persone ignorano i formati pubblicitari classici, hanno sviluppato un percorso visuale che consente di ignorare tutto ciò che viene riconosciuto come interruzione. Ecco perché il concetto di inbound marketing diventa sempre più importante per chi vuole emergere. Devi farti trovare nel momento in cui le persone hanno bisogno di te. Questa è la strada da seguire, questa è la regola fondamentale che ti spinge a lavorare verso il native advertising. Ovvero una delle possibili soluzioni per soddisfare questo bisogno, per dare al pubblico la risposta giusta. E, al tempo stesso, evitare di investire le proprie risorse nel modo sbagliato. Io direi di iniziare questa guida da una definizione. Cos’è il native advertising? Il native advertising è una forma di pubblicità che assume la forma editoriale dei contenuti originali. Non c’è interruzione dell’esperienza utente, questa è un’altra caratteristica di questa realtà. Ma il punto più importante: ciò che viene pubblicato come native advertising è rilevante per l’utente, per la persona che legge o visualizza i contenuti in una determinata piattaforma. Questi sono i punti della definizione. Quindi stiamo parlando di advertising online, di pubblicità che viene pubblicata su un sito web. O su una piattaforma social. Sembra qualcosa di innovativo,...
Native Advertising: cosa è veramente importante per i lettori?

Native Advertising: cosa è veramente importante per i lettori?

Sai qual è il principio che si nasconde dietro il concetto di Native Advertising, vero? La pubblicità non è più un elemento di disturbo per il pubblico, ma qualcosa di rilevante, di utile, di significativo. Qualcosa da introdurre nella dieta mediatica, da leggere con gusto, da guardare con attenzione. Il Native Advertising è questo: creare […]

Sai qual è il principio che si nasconde dietro il concetto di Native Advertising, vero? La pubblicità non è più un elemento di disturbo per il pubblico, ma qualcosa di rilevante, di utile, di significativo. Qualcosa da introdurre nella dieta mediatica, da leggere con gusto, da guardare con attenzione. Il Native Advertising è questo: creare dei contenuti capaci di intercettare le esigenze del pubblico. Non semplici banner pubblicitari, quindi. È finita l’epoca dell’outbound marketing, ovvero della pubblicità che cerca di colpire l’utente, ed è iniziata già da qualche tempo l’epoca dell’inbound marketing. Ovvero del contenuto che attira l’attenzione di potenziali clienti. Quando si immagina un articolo nato sotto alla stella del Native Advertising il pensiero, almeno per chi non conosce bene la materia, va a contenuti sbilanciati verso il brand di appartenenza. O magari qualcosa che non si allinei al contesto. Poi guardi grandi esempi di Native Advertising come quello proposto da Netfix e capisci che alla base di questo lavoro la parola chiave è solo una: qualità. Qualità nella ricerca delle fonti, qualità nella scrittura, qualità nella scelta del visual, qualità nel mettere a fuoco un argomento che sia realmente utile a chi sta leggendo quel media. Ecco, tra i tanti punti questo sembra avere una maggior importanza tra il pubblico. In una ricerca condotta nel 2014 dall’ANA, Association of National Advertisers, il 96% degli intervistati ha sottolineato che la pertinenza è il fattore principale: per il 63% è un fattore discriminante. Quindi l’argomento del native advertising deve essere ben integrato all’interno della linea editoriale. Per molti non è sufficiente questo e individuano altri punti: il 65% degli intervistati ha indicato...