Lavorare con il personal coach online: intervista ad Anna Fata

Lavorare con il personal coach online: intervista ad Anna Fata

Personal coach, cosa significa esattamente? Difficile dirlo, oggi c’è molta confusione sull’argomento. Qual è il ruolo di questa figura? Perché ne abbiamo bisogno? E, soprattutto, come si interfaccia questa realtà con il mondo del social media marketing? Tutte queste domande meritano una risposta. Sai cosa penso? Quando vuoi delle soluzioni chiare devi interrogare le persone che lavorano ogni giorno in un settore. Perché solo così puoi avere una conoscenza concreta dell’argomento. Chi si sporca le mani con un tema ne comprende le evoluzioni. Ed è capace di spiegare al pubblico cosa, come e perché. Oggi ci concentriamo sul rapporto tra personal coach, lavoro e web. Per questo abbiamo intervistato Anna Fata. Chi sei e di cosa ti occupi? Sono Anna Fata, Coach e Psicologa, Web Content Editor e Personal Branding Specialist (ecco la mia pagina Facebook). Professioni all’apparenza diverse le prime molto sociali – vis a vis, silenziose, basate sull’ascolto, per certi versi una sorta di “sparire” col proprio ego di fronte al paziente – le altre tecno mediate, in ampia parte. In realtà non sono poi tanto differenti dalle prime. Si crede che siano fredde, distaccate, distanti solo perché mediate da un monitor, o ego centrate perché implicano un mettersi per forza di cose in vista. Assolutamente no. Nello specifico mi rivolgo a target in ampia parte legati a psicologia, salute, benessere, alimentazione, declinate nella vita privata e professionale, ma sono sempre più convinta dalla pratica quotidiana che prima di scrivere o fare consulenze si debba ascoltare, osservare, leggere, studiare. A ben vedere, scrivere è solo la minima e ultima parte di un processo più ampio. Racconta ai lettori come...
Marketing, Snapchat e psicologia: intervista a Luca Mazzucchelli

Marketing, Snapchat e psicologia: intervista a Luca Mazzucchelli

Sai qual è uno dei grandi problemi del nostro lavoro? Guardiamo i social network come elementi separati dal contesto. Sono semplici strumenti che usiamo per raggiungere un pubblico più o meno indifferenziato. Basta esserci per avere buoni risultati, non è così? No, in realtà la situazione è molto diversa. I social network hanno un’influenza decisa […]

Sai qual è uno dei grandi problemi del nostro lavoro? Guardiamo i social network come elementi separati dal contesto. Sono semplici strumenti che usiamo per raggiungere un pubblico più o meno indifferenziato. Basta esserci per avere buoni risultati, non è così? No, in realtà la situazione è molto diversa. I social network hanno un’influenza decisa sul mondo della comunicazione online, sul comportamento delle persone. E sulle rispettive decisioni. Ma per sfruttarli al massimo bisogna andare oltre il semplice approccio utilitaristico. Un consiglio? Dai uno sguardo a chi abbiamo intervistato oggi: Luca Mazzucchelli, psicologo e co-autore del libro “Snapchat, come utilizzare l’app più social del momento” con Alessio Beltrami. Chi sei e di cosa ti occupi? Sono uno psicologo con l’esigenza di divulgare la mia scienza. Durante il mio percorso ho avuto la fortuna di sperimentare le nuove forme comunicative che le tecnologie odierne ci offrono, e di farlo per primo. Questo mi ha portato a creare svariati contenuti digitali che parlassero del mio settore e creare quello che ad oggi è il canale YouTube di riferimento in Italia sul tema della psicologia, che si chiama – appunto – “Parliamo di Psicologia”. Dall’esperienza che ho portato avanti in ambito video, si sono negli anni sviluppate numerose opportunità che mai avrei potuto neanche lontanamente immaginare.   Ad oggi, ad esempio, dirigo la prima e storica rivista di settore che esce in edicola ogni due mesi e si chiama “Psicologia Contemporanea”, sono curatore editoriale di tutte le collane di psicologia del gruppo Giunti Editore e sono Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia. Se non avessi accostato la psicologia ai nuovi strumenti di...
L’essenza del blogging: intervista a Rita Fortunato

L’essenza del blogging: intervista a Rita Fortunato

Chi lavora con il content marketing conosce bene il valore della scrittura online e l’importanza di un testo efficace. Soprattutto quando si trasforma in articolo da pubblicare sul blog aziendale, strumento principe (ma non unico) dell’attività di inbound marketing. D’altro canto il suo valore spesso viene dimenticato. Il blog non è solo una realtà da usare […]

Chi lavora con il content marketing conosce bene il valore della scrittura online e l’importanza di un testo efficace. Soprattutto quando si trasforma in articolo da pubblicare sul blog aziendale, strumento principe (ma non unico) dell’attività di inbound marketing. D’altro canto il suo valore spesso viene dimenticato. Il blog non è solo una realtà da usare a proprio piacere: è una passione, un rituale da definire con cura. Non solo a uso e consumo di un obiettivo concreto. Io credo che sia arrivato il momento di riprendere i rapporti con una scrittura, autentica. Come quella di Rita Fortunato. Chi sei e di cosa ti occupi? Quando una domanda inizia con il chi sei, mi viene l’ansia. Sono tante le possibili risposte che si possono dare e non ce n’è una che mi convinca, che la senta sufficientemente esauriente. Nella pagina Chi sono del mio blog, ParoleOmbra ve ne sono almeno tre versioni ma penso che basti dire una cosa tipo: “Ciao Danilo, grazie per l’ospitalità. Sono Rita e mi occupo e preoccupo di gestire il mio spazio web riflettendo sulla realtà che mi circonda, leggendo libri e scrivendo su tutte le cose che mi incuriosiscono e mi appassionano. Irrequieta, curiosa e tendenzialmente logorroica passo il tempo a gironzolare sui social per trovare ulteriori spunti di lettura e scrittura, in un continuo oscillare tra realtà fisica e virtuale. Mi piace complicarmi la vita e mi rilasso solo se ho qualcosa da fare”. Racconta ai lettori come hai iniziato Su Facebook. Mi sono iscritta nel 2011 e, per la verità, non postavo nulla di particolarmente interessante. Non sapevo nulla di questo social, né...
Un mondo efficace: intervista ad Andrea Giuliodori

Un mondo efficace: intervista ad Andrea Giuliodori

Lavorare bene, lavorare meglio. Sì, ma come? Queste domande sono importanti per migliorare il proprio stile di vita, per ottenere risultati migliori in ogni settore. Anche per chi si muove online, per chi si occupa di content marketing o di storytelling. Non ci sono limiti all’efficacia e all’efficienza. Mi sono ripromesso di approfondire l’argomento. Oggi è […]

Lavorare bene, lavorare meglio. Sì, ma come? Queste domande sono importanti per migliorare il proprio stile di vita, per ottenere risultati migliori in ogni settore. Anche per chi si muove online, per chi si occupa di content marketing o di storytelling. Non ci sono limiti all’efficacia e all’efficienza. Mi sono ripromesso di approfondire l’argomento. Oggi è arrivato il momento di mettere nero su bianco i consigli di una persona che ha trasformato la sua passione per la crescita personale in una missione. Anzi, in un progetto di vita. Ecco l’intervista ad Andrea Giuliodori. Chi sei e di cosa ti occupi? Ciao Danilo, innanzitutto grazie per questa intervista. Mi chiamo Andrea Giuliodori, sono un ingegnere, ho lavorato per 7 anni in una multinazionale americana della consulenza di direzione, arrivando a ricoprire il ruolo di Manager. Negli ultimi 2 anni invece mi sono occupato a tempo pieno delle mie attività online, che gestisco da Londra, dove vivo. Tra i progetti che ho avviato in rete il più famoso è EfficaceMente.com, che ho fondato a fine 2008 e che negli anni è diventato il blog italiano di riferimento per gli appassionati di crescita personale. Su EfficaceMente condivido settimanalmente quelle che considero le migliori strategie per essere più efficaci nello studio, nel lavoro e nella vita. Racconta ai lettori come hai iniziato Da più di 16 anni ormai ho due grandi passioni: la crescita personale e la tecnologia, Internet in particolare. La mia passione per la crescita personale è nata dopo uno stage presso la Loccioni: azienda marchigiana, tra le più innovative in Italia. Al termine di questa esperienza (ero appena diciottenne), l’imprenditore regalò agli...
Scrittura creativa e digitale: intervista a Piero Babudro

Scrittura creativa e digitale: intervista a Piero Babudro

Facile parlare di scrittura creativa, vero? Basta saper mettere la penna sul foglio e tutto scorre. Anzi, oggi è sufficiente accendere il computer e aprire un qualsiasi programma per creare la propria opera d’arte. Ma è veramente così? Il testo scritto, nel panorama del content marketing, spesso viene declassato e riportato a una condizione primordiale. […]

Facile parlare di scrittura creativa, vero? Basta saper mettere la penna sul foglio e tutto scorre. Anzi, oggi è sufficiente accendere il computer e aprire un qualsiasi programma per creare la propria opera d’arte. Ma è veramente così? Il testo scritto, nel panorama del content marketing, spesso viene declassato e riportato a una condizione primordiale. Tanto tutti sanno scrivere, vero? Non è proprio. Gli addetti ai lavori lo sanno bene. Ne sono consapevoli quelli che fanno storytelling, quelli che sviluppano i piani editoriali dei blog aziendali. Ma soprattutto chi si occupa di scrittura creativa. Oggi abbiamo intervistato un esponente di quest’ultima categoria: Piero Babudro. Chi sei e di cosa ti occupi? Innanzitutto grazie di cuore della bellissima opportunità di essere ospitato su MediaBuzz. È un piacere e un onore essere annoverato tra le eccellenze digitali italiane. Da più di dieci anni mi occupo di comunicazione digitale e di formazione aziendale nell’ambito della produzione e del design di contenuti. Parallelamente insegno Estetica dei New Media e Linguaggi Multimediali presso l’Istituto Europeo di Design. Ho all’attivo numerose docenze e corsi di formazione: Linguaggi digitali applicati alla comunicazione, Storia della televisione, Web Marketing, Copywriting digitale e Social media marketing. Ho inoltre scritto per quotidiani, riviste specializzate, testate online e blog parlando di Media e Marketing. Oggi collaboro con aziende e agenzie di comunicazione su progetti in grado di creare ponti tra persone, prima ancora che tra aziende e loro portatori di interesse o community di riferimento. In tutto questo, trovo il modo di aggiornare saltuariamente il mio sito/blog: www.segnalezero.com. Nel tempo libero leggo, faccio lunghe passeggiate sotto i portici di Bologna, scatto foto,...
Dalla psicologia ai contenuti online: intervista a Francesca Ungaro

Dalla psicologia ai contenuti online: intervista a Francesca Ungaro

Contenuti pensati per le persone: cosa vuol dire questo? Sicuramente alla base c’è bisogno di un’analisi del target (se non conosci non puoi creare). Poi devi pensare alla multimedialità del risultato finale. E alle sue declinazioni, se non altro per andare incontro a momenti diversi del processo di acquisto. Concentriamoci un attimo sui testi che […]

Contenuti pensati per le persone: cosa vuol dire questo? Sicuramente alla base c’è bisogno di un’analisi del target (se non conosci non puoi creare). Poi devi pensare alla multimedialità del risultato finale. E alle sue declinazioni, se non altro per andare incontro a momenti diversi del processo di acquisto. Concentriamoci un attimo sui testi che incontrano i desideri del pubblico e i bisogni di Google. Per ottenere questi risultati devi lavorare con i vari SEO tool per capire quali sono gli interessi del lettore. Ma c’è anche un buon lavoro basato sulla sensibilità. Anzi, sotto certi punti di vista la differenza si nasconde proprio nella capacità di chi scrive di ascoltare e accogliere lo spirito di chi legge. Ho un’idea: perché non leggiamo l’intervista a Francesca Ungaro, contributor di InTime (www.franzrusso.it)? Chi sei e di cosa ti occupi? Grazie, innanzitutto, della bellissima occasione che mi dai per farmi conoscere: è un gran piacere. 

Io sono una psicologa clinica, ho lavorato circa vent’anni in un ospedale psichiatrico a Milano e in altre città italiane. 
La mia professione si è sempre svolta col camice bianco direttamente in reparto. Ma soprattutto – e da questo ho imparato tantissimo – esercitando le mie competenze in equipe. Ero ancora al liceo che già sapevo di voler fare questo lavoro. Per cui, una volta iscritta all’Università, ho iniziato subito a richiedere il tirocinio in ospedale. E l’ho ottenuto.
 Un lavoro che deve essere per forza una passione, una specie di missione: si arriva ad amare la poesia che c’è dentro alla follia. Contemporaneamente – una volta raggiunta una mia strutturazione solida – mi sono occupata di...