Branded Content: non solo pubblicità

Branded Content: non solo pubblicità
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C’è un problema sostanziale nel lavoro che molte aziende fanno con il branded content: valutano questa occasione, questa nuova frontiera della comunicazione, come una semplice opera pubblicitaria.

Pensano di sfruttare questi contenuti come comunicati stampa, o forse come article marketing. In realtà il branded content deve seguire una regola semplice. Semplicissima. Ma al tempo stesso articolata per chi non vuole abbandonare una logica vecchio stampo: branded content non vuol dire pubblicità.

Basta interruzioni pubblicitarie

Tu paghi per pubblicare un contenuto, ma in realtà non pubblicizzi un bene o un servizio, e non entri in casa delle persone (in questo caso nel feed o sulle bacheche Facebook) per dire “Compra questo prodotto”. Leggi le parole di Jon Steinberg, presidente di Buzzfeed, uno dei portali più famosi nel settore di branded content:

We would never run a piece of advertising like, ” Buy this stuff now for $ 9. ” We do not do what I call ” shouts in a vacuum . ” It has to be about a message . There Has to be reciprocity. The brand Has to give some content or something of interest in exchange for a little bit of attention.

Chiaro? Non troverai mai sul sito qualcosa che somigli alla vecchia pubblicità. C’è bisogno di reciprocità, di scambio equo: vuoi l’attenzione del lettore, del potenziale cliente? Perfetto, devi dare qualcosa. Devi dare un contenuto che possa attirare l’attenzione.

La linea di Buzzfeed: storytelling

D’altro canto Buzzfeed è una delle realtà più lungimiranti nel settore del branded content, tanto da iniziare il Social Storytelling Creator Program. Ovvero un programma per formare le agenzie che vogliono collaborare con questa piattaforma per creare contenuti aderenti alla linea editoriale di Buzzfeed.

Una linea editoriale che, guarda caso, riprende i principi dello storytelling, della narrazione. Ovvero di una comunicazione che segue una continuità nota al lettore, che organizza contenuti in modo naturale e non meccanico. Non c’è Outbound Marketing, non c’è la spinta del messaggio verso l’utente: c’è l’utente che va verso il messaggio. Anzi, che lo condivide con logiche virali.

Un esempio? Il video Dear Kitten pubblicato sul canale Youtube di Buzzfeed per sponsorizzare Purina ha superato quota 17 milioni di visite. Certo, si parte da una visibilità elevata. Ma come riescono a  ottenere questi risultati? Perelman parla di attenzione alle emozioni, al legame che si può creare con il pubblico, per creare un modo diversi di confezionare le informazioni. Informazioni che riguardano il singolo, che possono aiutare il pubblico a risolvere un problema.

Il concetto base: informazioni ed emozioni. Bisogna creare un buon equilibrio e riuscire a portare il messaggio all’interno di una narrativa che non annoi, non interrompa la storia. Ma siamo pronti per questo tipo di advertising?

Fonte immagine

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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