Brand, blogging e content marketing: quali benefici?

Brand, blogging e content marketing: quali benefici?
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Imprenditori e freelance decidono di investire nel blogging perché sanno che ci sono molti benefici dietro l’angolo. Poi scoprono che, in realtà, questi benefici sono lontani e depongono le armi.

Sotto un certo punto di vista questo è un punto a favore di chi continua a investire: meno concorrenza allo sbaraglio, più spazio per chi ha pianificato con cura gli obiettivi. A proposito: quali sono gli obiettivi? Li hai individuati, vero? Un blog senza obiettivi è una nave alla deriva, un treno senza controllo. Rischi di scrivere tonnellate di articoli con risultati pari a zero.

Il concetto è semplice: devi puntare verso obiettivi chiari. E devi trasformare queste idee in operazioni, in step semplici da mettere in pratica. Ma c’è un problema: la maggior parte dei blogger punta su obiettivi tangibili. Tipo aumento delle visite con relativa impennata delle conversioni. Per molti questa attività è sinonimo di risultati quantitativi.

Non è sempre così

Il mondo non va sempre in questa direzione. E, soprattutto, i risultati migliori non si nascondono per forza sotto un aumento delle visite. Un aumento che può arrivare anche da una campagna AdWords, da un articolo che sta facendo il giro del web perché sfrutta un trend topic che si sgonfierà il giorno dopo. O magari da una pubblicità negativa.

Molti blogger sfruttano le tecniche di click baiting per forzare la mano, per proporre punti di vista così sfrontati che non puoi fare a meno di condividere. Ma questo è puro equilibrismo: se esageri rischi di fare cattiva pubblicità al tuo nome (pur collezionando una marea di click). Questo non succede, però, se conosci l’importanza del brand.

Le visite sono importanti, ma non sono l’unico obiettivo. Molti blogger dovrebbero puntare verso benefici diversi, e considerare il blog come uno strumento per fare brand awareness. Ovvero per fare in modo che il proprio nome sia riconosciuto e immediatamente associato a valori positivi. Anzi, ai valori che tu hai scelto.

Per approfondire: perché è indispensabile investire nel content marketing?

Il content marketing ti aiuta

Migliorare la brand awareness, ovvero la capacità di rendere il tuo nome riconoscibile, non è un compito semplice. Non è un lavoro che dà risultati immediati. Si tratta di un’attività che deve essere portata avanti nel tempo, con costanza. Senza mai mollare la presa. E per lavorare bene hai bisogno di un blog, uno degli strumenti più efficaci perché ti permette di creare valore.

Valore facile da condividere. Un post è un’unità minima che racchiude il tuo contributo. O meglio, in questo caso sintetizza il valore del brand. Un valore che non è solo combinazione di consonanti e vocali: ogni articolo deve essere immerso nei valori aziendali, deve essere portavoce di un punto di vista, di una prospettiva, del modo in cui l’azienda vede e interpreta il mondo. O più semplicemente un determinato argomento.

Ma questa è la chiave: in ogni azione deve esserci il fil rouge che caratterizza la tua attività, la tua visione del mondo. Il tuo modo di operare. Ogni articolo diventa un messaggio, un modo per diffondere online il punto di vista dell’azienda. Intorno a questo articolo ruotano le mille attenzioni che possono dare gli esperti del reparto content marketing: una scrittura fluida, dei concetti densi e ricchi di informazioni, un visual adeguato, un insieme di codici che permettono al lettore di ottenere il miglior contenuto possibile.

Brand e blogging: quale benefici?

Questi sono punti in comune con un’attività che ben conosciamo: il native advertising. Quando punti su questa forma di pubblicità l’obiettivo non è semplicemente quello di ottenere un link, ma far scoprire ai lettori il tuo nome. E associarlo a qualcosa di spettacolare, a un’esperienza unica. Per capire quello che sto dicendo basta dare uno sguardo a Netflix: questo articolo è un’esperienza unica di testo, immagini, video, elementi interattivi.

Il blogging come native advertising?

Quindi ogni post dovrebbe essere un piccolo esempio di native advertising? Mi rendo conto che questa soluzione potrebbe essere difficile da seguire, se non altro perché dietro alle inserzioni di native advertising ci possono essere notevoli investimenti. Ma c’è una continuità concettuale: non pubblicare solo per ottenere traffico ma fare in modo che le persone riconoscano il tuo nome, e lo associno a valori ideali per la tua attività. Valori che rispecchino la tua idea, il tuo modo di intendere l’attività.

Ovviamente dietro questo progetto non si nasconde una semplice attività di content marketing. Puoi creare grandi contenuti per fare in modo che il tuo nome venga condiviso e ripubblicato sulle bacheche, linkato sui blog di settore. E puoi anche pubblicare ottimi articoli nei blog di settore per farti conoscere da un pubblico diverso, ma se non hai ben chiari i valori che vuoi comunicare attraverso i post – o meglio attraverso la sapiente combinazione di testo, immagini e video – la tua attività di blogging rimane ferma, immobile, legata a un semplice rimarcare pubblicazioni. Un po’ come se ci fosse un cartellino da timbrare, ecco.

Per approfondire: content marketing, la nuova forma di pubblicità online

Il tuo punto di vista

In realtà non ci sono cartellini, non ci sono obblighi. Il beneficio del puntare sulla brand awareness è chiaro: dare una base solida al tuo progetto, fare in modo che il tuo nome sia immediatamente riconoscibile alle persone che si occupano di un determinato settore. Pensi alla Apple e colleghi subito questo brand a determinati valori: la stessa cosa vale per il tuo brand. Con le dovute proporzioni, certo. E il blog può esserti d’aiuto in questo meccanismo, a patto che alla base ci sia un’attenta riflessione.

Sei d’accordo? Lascia la tua opinione nei commenti.

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Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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