L’essenza del blogging: intervista a Rita Fortunato

L’essenza del blogging: intervista a Rita Fortunato

Rita Fortunato

Classe 1984, diploma in Grafica Pubblicitaria e Fotografia, laurea in Lettere. Blogger di ParoleOmbra. Da sempre attratta dai libri e dall’arte della scrittura, passo il tempo a leggere e a scrivere e a rileggere e riscrivere. Qualsiasi cosa.

Chi lavora con il content marketing conosce bene il valore della scrittura online e l’importanza di un testo efficace. Soprattutto quando si trasforma in articolo da pubblicare sul blog aziendale, strumento principe (ma non unico) dell’attività di inbound marketing.

D’altro canto il suo valore spesso viene dimenticato. Il blog non è solo una realtà da usare a proprio piacere: è una passione, un rituale da definire con cura. Non solo a uso e consumo di un obiettivo concreto. Io credo che sia arrivato il momento di riprendere i rapporti con una scrittura, autentica. Come quella di Rita Fortunato.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Quando una domanda inizia con il chi sei, mi viene l’ansia. Sono tante le possibili risposte che si possono dare e non ce n’è una che mi convinca, che la senta sufficientemente esauriente. Nella pagina Chi sono del mio blog, ParoleOmbra ve ne sono almeno tre versioni ma penso che basti dire una cosa tipo:

“Ciao Danilo, grazie per l’ospitalità. Sono Rita e mi occupo e preoccupo di gestire il mio spazio web riflettendo sulla realtà che mi circonda, leggendo libri e scrivendo su tutte le cose che mi incuriosiscono e mi appassionano.

Irrequieta, curiosa e tendenzialmente logorroica passo il tempo a gironzolare sui social per trovare ulteriori spunti di lettura e scrittura, in un continuo oscillare tra realtà fisica e virtuale. Mi piace complicarmi la vita e mi rilasso solo se ho qualcosa da fare”.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Su Facebook. Mi sono iscritta nel 2011 e, per la verità, non postavo nulla di particolarmente interessante. Non sapevo nulla di questo social, né del web. Un’amica, conoscendomi di persona e sapendo quanto amassi leggere, mi ha tirata fuori dall’angolino per farmi collaborare con un blog letterario collettivo.

Da lì ho cominciato a prendere dimestichezza con piattaforme come Blogging e WordPress e poi, nel 2015, mi sono decisa a fare un salto nel vuoto (perché così me l’immaginavo) ho aperto il mio blog personale e da allora non ho mai smesso di aggiornarlo.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Dipende dai punti di vista e dalle inclinazioni della persona. Se si sogna la sicurezza economica e lo stipendio fisso, meglio l’azienda. Se si vuole mantenere la propria indipendenza in termini di tempo e si ha tanta voglia di sperimentare, di mettersi in gioco e di crescere allora vada per il lavoro come freelance.

Al momento aggiorno il mio blog e scrivo su commissione, sono pronta a darmi da fare. Non so se sono incredibilmente organizzata o se sono una folle. Se dovessi trovarmi spalle al muro, direi che preferirei intraprendere la via del freelance perché, professionalmente parlando, è per me un terreno tutto da scoprire. Con tutti i suoi pro e contro.

Per ogni cosa, qualsiasi cosa, ci sono i pro e i contro. Per questo non saprei dirti cosa sia meglio o peggio. Come ho detto prima, dipende (da leggere con Santana come sottofondo musicale).

Book blogger: troviamo una definizione?

Un ruolo al quale temo di dare una definizione riduttiva. Per me il Book Blogger è un lettore forte e appassionato che vuole andare al di là della comune recensione di un libro. E che ha dimestichezza con la parola scritta per poter dire qualcosa di più di bello, brutto o leggi questo e quest’altro.

Non ho mai amato le etichette (e questo può suonar stonato per una che ha creato rubriche con degli hashtag) ma quella del Book Blogger è quella che sento più adatta a quello che faccio e che accetto più volentieri, perché mi consente di strutturare un’analisi personale e quanto più possibile approfondita delle storie che scelgo di vivere senza dovermi porre nel ruolo del critico letterario.

Cosa significa per te scrivere?

I casi sono due, o ti rimando a un post che scrissi tempo fa, intitolato Scrivo perché oppure, se hai qualche minuto, potremmo ascoltare insieme Vivo per lei cantata da Andrea Bocelli e… scegli tu la controparte femminile ☺ Scrivere, per me, significa vivere e sentirmi viva. Non riesco a farne a meno.

Come si inserisce il blog in questo percorso?

Mi viene da sorridere un po’ a questa domanda. Da piccola ho espresso più volte il desiderio di scrivere un libro e diventare una scrittrice a tutti gli effetti ma poi, con il tempo, mi sono demoralizzata.

Come potevo scrivere qualcosa che valesse la pena di essere letto, con tutti gli scrittori con la S maiuscola (ma anche minuscola) passati e presenti? Questa domanda mi ha portata a credere che non avessi nulla di interessante da dire e mi ero rassegnata a lasciarmi andare a degli impulsi narrativi. Per poi riporli in un cassetto, con la speranza di dimenticarli.

Peccato che quel cassetto si stava tramutando in una sorta di bara nella quale mi ci ero chiusa di mia spontanea volontà e la decisione di aprire un blog è stato un modo per rinascere, tornare a respirare e ad assumermi le mie responsabilità (e competenze).

Storytelling: parola troppo inflazionata?

Mi è capitato di vedere un intervento di Baricco su Sky Arte il quale narrava la storia di Alessandro Magno analizzandone la personalità e la visione che si celava dietro le sue imprese militari ed esplorative. Ad un certo punto ha fatto un discorso interessante attorno alla parola Storytelling e ciò che mi è rimasto più impresso è che questo termine non identifica nulla di nuovo.

Più che inflazionata, la parola Storytelling mi sembra l’equivalente della scoperta dell’acqua calda. Tutti ne parlano come qualcosa di estremamente nuovo e innovativo quando, invece, rimanda al bisogno naturale (e antico) dell’essere umano di narrare e ascoltare, ricordare e tramandare.

Se viene nominata spesso, è probabile che in questi tempi così veloci e frenetici si è perso un po’ il gusto di fermarsi a rielaborare ciò che ci circonda per mezzo di storie e che si stia acquisendo maggiore coscienza dell’importanza di qualcosa che, a prima vista, appare futile e non applicabile in chiave consumistico/produttiva.

Perché un’azienda dovrebbe puntare sulla blog strategy?

Non basta più puntare sul prodotto di qualità e metterlo in vendita sui canali tradizionali, contando su volantini e offerte speciali sperando che il potenziale cliente subisce questo tipo di comunicazione.

Non sono un’esperta del settore ma ho preso coscienza del fatto che sono più incline e ad acquistare determinati prodotti; o perché ne hanno parlato molto bene blogger dei quali mi fido e che fanno il loro mestiere con responsabilità o perché l’azienda stessa ha saputo adattarsi a un nuovo modello di comunicazione fondato sull’interazione tramite i canali social e il dialogo.

Per crescere un’azienda dovrebbe puntare su qualcosa di più complesso e impegnativo e capire come relazionarsi con il mercato di riferimento in un’ottica più umana e meno incentrata al bisogno di vendere a qualunque costo.

Le persone non sono stupide e ormai fanno presto a capire quando sono trattate prima come persone dotate di discernimento, un blog permette di spostare i due soggetti in una conversazione paritaria che può evolversi in un legame più sincero e duraturo. Ecco quindi spiegata la mia idea da profana sul perché un’azienda dovrebbe puntare su una strategia di blogging.

Un consiglio che cambierà la vita del lettore

Non conoscendo le vite di ogni mio singolo lettore, non posso sapere quale sarà il consiglio giusto per cambiarle così come non posso sapere se il pubblico desidera cambiare qualcosa della sua esistenza.

Aprire un blog mi ha cambiato la vita perché ho scoperto cose di me e competenze che non sapevo di avere, mi sembra di vivere in continua evoluzione e mi piace l’idea di non sapere dove mi porterà in futuro.

L’unico consiglio che posso darti è che se hai un progetto, qualcosa che vorresti costruire o un sogno da realizzare, buttati e se ti sembra di aver fallito, provaci ancora. Senza pretese e senza rimpianti.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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