Content Marketing nel B2B: quali sono i contenuti più efficaci?

Content Marketing nel B2B: quali sono i contenuti più efficaci?

Facile operare nel B2C, dove i processi decisionali sono semplici e gli acquisti sono basati sulle emozioni. Esempio a caso? Turismo, cucina, ristorazione, abbigliamento. Ma cosa succede quando punti al Content Marketing nel B2B, nel business to business? Cosa accade quando vendi turbine e macchine industriali in un settore in cui è la logica aziendale a comandare tutto? La situazione si complica, ma neanche tanto in fin dei conti. È solo una questione di buona analisi di base e di scelte. Scelte ponderate. Lavorare con i contenuti nel B2B non è più facile o più difficile: è solo una questione di analisi del target. Per scegliere la soluzione migliore rispetto alla logica Inbound Marketing. Sai bene che, ad esempio, il blog è solo uno degli strumenti a disposizione per attirare i clienti sulle pagine. Ma non è l’unico. Influencer Marketing, Native Advertising, Public Speaking, SEO e PPC: ci sono più metodi per raggiungere i potenziali acquirenti. Tutto dipende dalle necessità del pubblico, dagli interessi delle persone e dalle caratteristiche della community. Conviene investire su un blog se le ricerche informazionali di una nicchia sono pari a zero? Forse no, meglio lavorare con l’email marketing e distribuire contenuti avanzati con liste profilate. Per informare i contatti in modo differente. I contenuti utili per chi fa B2B Quali sono i contenuti più efficaci nel B2B? I dati riportati da eMarketer sono chiari: in cima alla lista ci sono le ricerche e i dati. Che contenuti sono questi? Sicuramente avanzati, tipici della sezione Middle Of Funnel. Ovvero una situazione in cui il contatto non deve essere solo alimentato, ma deve avere delle prove tangibili per effettuare la propria scelta....
La continua crescita di AdBlock: come si muove il pubblico?

La continua crescita di AdBlock: come si muove il pubblico?

Uno dei fattori più importanti per l’evoluzione del web è lo sviluppo di tecnologie, tipo AdBlock, per bloccare la pubblicità. La banner blindness, la fisiologica capacità dell’essere umano di evitare con lo sguardo l’advertising, ha costretto gli inserzionisti ad approcci sempre più aggressivi. Con presenze fastidiose e invadenti, spesso capaci di occupare gran parte del monitor. […]

Uno dei fattori più importanti per l’evoluzione del web è lo sviluppo di tecnologie, tipo AdBlock, per bloccare la pubblicità. La banner blindness, la fisiologica capacità dell’essere umano di evitare con lo sguardo l’advertising, ha costretto gli inserzionisti ad approcci sempre più aggressivi. Con presenze fastidiose e invadenti, spesso capaci di occupare gran parte del monitor. Risultato? AdBlock diventa un format di base, imprescindibile, irrinunciabile. Ogni browser deve avere il plugin per bloccare le intrusioni, per impedire ai banner di invadere la lettura dei contenuti. Anche per chi usa la pubblicità in modo etico – sfruttando spazi non invadenti e incorniciando i contenuti – diventa obiettivo dei filtri. Questa è una realtà sempre più sviluppata nel web. L’Adblock Report di Pagefair è specifico e dettagliato, descrive una situazione che può essere riassunta in modo semplice: “615 million devices now use adblock, 11% of the global internet population is blocking ads on the web”. Più di 600 milioni di device usano AdBlock, questo significa che l’11% della popolazione globale su internet è stanca dell’adv. Qualche dato più preciso? Crescita di AdBlock nel 2017 Il dato da osservare nel report (che puoi trovare per intero su pagefair.com) è la crescita di questo strumento. Chi ipotizzava un rallentamento di AdBlock si sbagliava: per l’anno in corso gli esperti si aspettano un aumento dell’attività, ma in particolar modo sul mobile. Prima AdBlock era quasi solo da desktop, ora non più e i dati sono chiari. L’uso di AdBlock su mobile è cresciuto in modo esponenziale: da 108 a 380 milioni di dispositivi attivi sui device di tutto il mondo. Questo nel periodo che va dal dicembre 2015 allo stesso periodo del 2016. Solo 12...
Vuoi migliorare i risultati del tuo blog aziendale?

Vuoi migliorare i risultati del tuo blog aziendale?

Puntare sul blog aziendale è uno dei passi utili per ragionare in ottica inbound marketing. Un’ottica che mette in primo piano i contenuti per intercettare un determinato pubblico. Il passaggio è semplice, almeno sulla carta: non devi essere l’interruzione ma l’esca che attrae le persone giuste. Ovvero quelle che dovrebbero diventare clienti. Quindi il blog […]

Puntare sul blog aziendale è uno dei passi utili per ragionare in ottica inbound marketing. Un’ottica che mette in primo piano i contenuti per intercettare un determinato pubblico. Il passaggio è semplice, almeno sulla carta: non devi essere l’interruzione ma l’esca che attrae le persone giuste. Ovvero quelle che dovrebbero diventare clienti. Quindi il blog aziendale è indispensabile? No, non sempre. A volte i contatti si ottengono in modo differente, non c’è bisogno per forza di un magazine per mettere nero su bianco le tue idee. Ogni azione di content marketing deve essere pensata, contestualizzata in una strategia digitale. Detto questo, il blog aziendale resta una delle formule più utilizzate per raggiungere diversi obiettivi. In primo luogo per intercettare le query informazionali. Ovvero quelle per incrociare le persone che non esprimono una richiesta commerciale, ma cercano risposte e soluzioni pratiche. Questo è un vantaggio strategico, ma non è facile ottenere buoni risultati. Creare un calendario editoriale è un passaggio decisivo, ma non basta. Ecco perché ho deciso di citare l’infografica di Orbit Media Studios. Qui trovi i consigli lasciati dai grandi blogger per raccogliere buoni frutti. Indovina qual è il primo passaggio? Scopriamolo insieme, si trova nel prossimo paragrafo. Investi più tempo per scrivere gli articoli Il tempo è un fattore essenziale nel mondo del blogging. Il rapporto è semplice: più ore investi nella scrittura dei contenuti, maggiori saranno i riscontri. In realtà questa è una proporzione superficiale, nel senso che non puoi definire il valore di un contenuto solo in base ai minuti necessari alla scrittura. Un punto però è chiaro: per scrivere grandi contenuti, articoli capaci di fare breccia nel feed...
Inbound marketing: i profili indispensabili per lavorare al meglio

Inbound marketing: i profili indispensabili per lavorare al meglio

Quali sono le competenze necessarie per fare inbound marketing? Chi conosce bene questo settore sa bene che il percorso per ottenere buoni risultati è molto articolato. Il motivo è semplice (almeno sulla carta): devi poter contare su una varietà di competenze che spesso appartengono a persone differenti. Persone che possono far parte della stessa agenzia […]

Quali sono le competenze necessarie per fare inbound marketing? Chi conosce bene questo settore sa bene che il percorso per ottenere buoni risultati è molto articolato. Il motivo è semplice (almeno sulla carta): devi poter contare su una varietà di competenze che spesso appartengono a persone differenti. Persone che possono far parte della stessa agenzia oppure sono freelance al servizio di un cliente, in ogni caso è difficile riassumere tutte le abilità per fare inbound marketing su un’unica presenza. Ma di cosa sto parlando esattamente? Cosa è l’inbound marketing? Si tratta di una metodologia, di un’idea che ti consente di diventare ciò che viene cercano in un determinato momento. Mentre l’outbound marketing si ritrova nella pubblicità che interrompe, inbound marketing diventa il contenuto grazie a blogging, native advertising e storytelling. Così puoi aggirare i problemi relativi alla banner blindness e ai programmi di AdBlock che impediscono ai siti web di mostrare la pubblicità. Tutto questo funziona solo se le agenzie e i professionisti riescono a contestualizzare il singolo progetto all’interno di quello che è un funnel ben preciso per trasformare perfetti estranei in promoter, passando dallo status di lettore e lead come puoi ben vedere dal famoso grafico di HubSpot. Il percorso contempla diverse competenze. Approfondiamo insieme? Attenzione al content marketing La prima competenza che deve essere sviluppata è quella relativa ai contenuti perché attivano e alimentano il processo di inbound marketing. Il passaggio chiave è questo: attirare verso le proprie pagine web. Questo significa avere un’analisi chiara di quelle che sono le esigenze degli individui nel momento in cui navigano. E usano Google. Queste esigenze si possono organizzare e mettere in...
Influencer marketing nel 2017: dove stiamo andando?

Influencer marketing nel 2017: dove stiamo andando?

Spesso è giusto fermarsi un attimo per riflettere sullo sviluppo della propria materia, sul mondo che ci circonda. Lo facciamo spesso per il content marketing, per l’inbound marketing. E credo che sia interessante dare un’occhiata agli sviluppi dell’influencer marketing nel 2017. Quali sono le previsioni? Quali sono i trend del futuro? Difficile dare una risposta chiara, spesso questi […]

Spesso è giusto fermarsi un attimo per riflettere sullo sviluppo della propria materia, sul mondo che ci circonda. Lo facciamo spesso per il content marketing, per l’inbound marketing. E credo che sia interessante dare un’occhiata agli sviluppi dell’influencer marketing nel 2017. Quali sono le previsioni? Quali sono i trend del futuro? Difficile dare una risposta chiara, spesso questi dati vengono intesi come delle definizioni nette. Le cose andranno così, in questo modo. In realtà questo modo di avvicinarsi ai numeri è errato, spesso i numeri sono semplici proiezioni di tendenze particolari. In ogni caso è l’approccio a fare la differenza. Leggere le ricerche che prevedono alcune evoluzioni di un settore vuol dire dare uno sguardo a un possibile futuro. Non di certo conoscere l’esatta dinamica. D’altro canto le aziende che investono vogliono sapere quali potrebbero essere gli sviluppi. Lo stesso vale per gli esperti: informarsi fa parte del proprio lavoro. Lette nel modo giusto, le previsioni possono fare la differenza. Ecco, quindi, un assaggio di quello che potrebbe essere l’influencer marketing nel 2017: grazie a questo documento pubblicato su linqia.com – qualche mese fa – ho individuato una serie di informazioni interessanti. Scopriamole insieme. Le caratteristiche della ricerca Prima di elencare i punti interessanti di questa ricerca dedicata all’influencer marketing, è giusto indicare i passaggi essenziali che hanno permesso di sintetizzare i dati. Allora, qual è il campione di riferimento? In primo luogo il documento riguarda l’universo B2C e prende in analisi le risposte di 170 esperti di marketing che usano lo strumento dell’influencer marketing nei vari settori come i consumer packaged good, beni di consumo quotidiani. Quali sono i benefici dell’influencer marketing? Questo è uno dei punti essenziali:...