6 alternative (valide) al blog WordPress

6 alternative (valide) al blog WordPress
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Il blog può essere la leva decisiva per ottenere risultati concreti dalla tua attività di inbound marketing. E sai anche che ci sono piattaforme come WordPress che ti permettono di ottenere il massimo da questa logica, da questo processo che mette al centro i contenuti.

L’idea è semplice, ma la realizzazione è ricca di insidie: le persone ignorano e bypassano la pubblicità che interrompe la fruizione del contenuto, ma cercano fonti autorevoli per trovare informazioni. Quindi passi dall’interruption al permission marketing. In pratica diventi il contenuto utile.

Questo può avvenire attraverso soluzioni differenti, dal native advertising allo storytelling, ma il blog è una delle strade migliori. Tanto che un professionista come Andrea Barghigiani ha pubblicato un libro con Flaccovio dedicato a questo tema: “Trasforma WordPress per l’Inbound Marketing”

Ma WordPress è l’unica possibilità?

È la più potente e versatile, la chiave di volta di una buona digital marketing strategy che contempli la creazione e diffusione di contenuti basati su pagina web. Chi lavora con il content marketing sa che non esiste solo il blog, ma sa anche che la combinazione SEO/SMM/WordPress può dare grandi risultati. Quindi la procedura è semplice:

  1. Registra un dominio.
  2. Scarica WordPress.
  3. Acquista un hosting.
  4. Pubblica il tuo blog.

Poi viene il piano editoriale, il calendario, l’attività di ottimizzazione SEO, la distribuzione dei contenuti e la cura della community. WordPress offre una struttura adatta per definire ogni passaggio della strategia di inbound marketing. Ma ci sono altre chiavi di lettura, altri modi per distribuire i contenuti e raggiungere risultati utili. Ecco 6 piattaforme che potrebbero mettere in discussione il tuo blog.

1. Tumblr

Il precursore che ha fatto la storia del social blogging: simile a Facebook ma non troppo distante da WordPress, puoi aggiungere e seguire amici, ma puoi anche pubblicare post e giocare con l’HTML. Ci sono diverse possibilità per personalizzare il tuo Tumblr, puoi scegliere dei temi (anche a pagamento) e pubblicare delle pagine statiche.

Ma i limiti in termini di ottimizzazione per i motori di ricerca, personalizzazione e miglioramento del codice sono evidenti. Senza dimenticare che gli sforzi necessari per trasformare un Tumblr in una macchina perfetta per fare inbound marketing sono infiniti. Insomma, i limiti strutturali sono evidenti. Ma i pro in termini di community non mancano.

Tumblr è perfetto per raggiungere determinate subculture del web, e può essere usato come blog aziendale senza tante pretese. Molte realtà usano Tumblr come canale corporate, ma è più probabile incrociare aziende che affiancano al blog ufficiale una versione “leggera” su Tumblr.

Per approfondire: come integrare le GIF nella tua social media strategy

2. Facebook Note

Anche Facebook ha il suo blog interno. Sto parlando di Note, una funzione sempre esistita ma che solo oggi ha trovato la formula per ripresentarsi in una chiave diversa. Il design è stato ripensato, ricorda molto la soluzione Medium e non ha grandi differenze rispetto a questo nome: consente di inserire testo, immagini, link, titoli, blockquote e poco altro.

Con Facebook Note puoi costruire un blog interno al tuo profilo e alla tua pagina Facebook, e intercettare un pubblico presente nel microcosmo di Zuckerberg. Hai un buon seguito? Il tuo target si riunisce soprattutto qui? Bene, puoi prendere in considerazione l’idea di pubblicare qualcosa.

3. LinkedIn Pulse

Una delle realtà più utilizzate per sostituire il blog personale. Il motivo di questa preferenza è semplice: attraverso LinkedIn puoi intercettare un pubblico già formato, definito, targettizzato. Sto parlando dei contatti professionali, persone interessate ai contenuti in grado di mettere in risalto le tue esperienze.LinkedIn Pulse

Mi propongo come webwriter freelance? Scrivo articoli in grado di sottolineare i plus dei miei servizi, e punto sul personal branding. Ma posso raggiungere altri obiettivi, posso portare visite verso una squeeze page e acquisire contatti per la newsletter. O aumentare le visualizzazioni di un video.

Vantaggi e svantaggi: di sicuro LinkedIn è utile per intercettare un pubblico profilato, interessato a determinati contenuti. Può contare su una base già formata – i tuoi contatti – ma non ha alcuna possibilità di personalizzazione e ottimizzazione. Sei ospite all’interno di una piattaforma già definita.

4. Medium

Soluzione intermedia tra Tumblr e Pulse, Medium è un social blog che lavora sulla semplicità (non a caso è stata creata dal co-fondatore di Twitter Evan Williams). Questa soluzione ha un editor, una pagina bianca e poche funzioni.

Il blogging ritorna all’essenziale, puoi contare su una pubblicazione pulita e senza fronzoli. C’è la possibilità di dare un parere positivo al contenuto, come accade sui social, e di inserirti nelle ricerche, nei feed e nelle preferenze dei tuoi contatti.

Medium è la soluzione più indicata per sostituire il blog. In primo luogo perché puoi creare un progetto editoriale dai tratti professionali, con una pagina web leggibile e basata sui contenuti. Certo, non puoi avere landing page o form di contatto ma hai la visibilità del social blogging. D’altro canto i limiti sono sempre gli stessi: poca, pochissima personalizzazione.

5. Video e podcast

Alternativa al blogging standard: sfruttare i video e ideare una rubrica dedicata a un argomento utile. Puoi individuare diverse soluzioni – Youtube, Vimeo, Facebook e il nuovissimo Facebook Live – ma in questo caso hai degli obiettivi diversi che vanno oltre il posizionamento su Google.

Con un contenuto WordPress sei avvantaggiato nella ricerca di base, il video invece lavora su altri livelli. Ad esempio sul brand, sulla lead generation o sulla divulgazione di un argomento. Un punto di riferimento per il video blogging? Marco Montemagno che pubblica un video al giorno: contenuti semplici da fruire e che puoi embeddare nelle pagine web.

Stesso discorso vale per il podcast, anche se in questo caso lavoriamo su una fruizione differente: il contenuto diventa audio e ti permette di accompagnare l’audience in qualsiasi momento, quando fa la spesa o si occupa delle faccende domestiche. Ce lo ricorda lo stesso Andrea Barghigiani, che ha usato i podcast per plasmare un’ottima risorsa dedicata all’inbound marketing.

6. Telegram

Sì, voglio sfidare la sorte. E voglio proporti un’idea: paragonare il blog con Telegram. Sono impazzito? I canali che puoi generare con questa app non sono paragonabili a un blog. Però il concetto è questo: puoi distribuire contenuti tematizzati a un pubblico selezionato. E che ha deciso di seguirti.

Non devi essere tu a definire le condizioni per farti trovare, ma sono gli altri che scelgono di seguire il tuo lavoro. Un po’ come fai con la newsletter. Equiparare Telegram con il blog è un’operazione folle, mancano le fondamenta per questo confronto, però mi piace guardare gli aspetti positivi di questa soluzione.

Noto che c’è un’attenta selezione dei contenuti su Telegram, e questo lavoro può portare a risultati interessanti. Ecco le parole di Juliusdesign su Telegram: “l’interazione in termini di apertura link che ho misurato, è pari a x5 volte quello di Snapchat e x3 volte quanto quello di una classica newsletter via email”.

C’è un confronto valido?

Non esiste. Con WordPress puoi ottenere risultati in chiave SEO e di personalizzazione che altre soluzioni non offrono. Però puoi sfruttare i privilegi di un LinkedIn Pulse o un Facebook Note per raggiungere un determinato tipo di pubblico, o Telegram per intercettare il bisogno di una comunicazione rapida.

Tutto questo senza dimenticare il video blogging che può arricchire i contenuti e creare un’experience completa. La mia idea: valutare l’insieme, osservare le proprie risorse e puntare su quelle che possono portare vantaggi aggiuntivi. Senza perdere di vista il corporate blogging con WordPress. Sei d’accordo? Aspetto la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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